A che servono questi quattrini?
Film di Esodo Pratesi del 1942.
Protagonisti sono Eduardo e Peppino de Filippo. Trasposizione cinematografica dell'omonima commedia di Armando Curcio, più leggera e divertente (a quello che posso sentire, visto che non ho letto la commedia pur volendo colmare al più presto questa lacuna).
è la storia di un marchese (Eduardo) che perde tutti i suoi beni e se ne sta a zonzo tutto il giorno a predicare contro la piaga del lavoro e la malattia del denaro che ha contagiato tutti. Attorno a lui si raggruppano alcuni discepoli che lo seguono e lo ascoltano quale un novello Socrate, tra gli allievi del Professore anche un (ex) indefesso lavoratore (Peppino) che sarà protagonista di una vicenda di debiti, crediti, amore, soldi posseduti e soldi millantati. L'estro e l'arte di arrangiarsi del professore danno vita a scene a tratti divertenti a tratti amare. Il film porta sullo schermo quelle sfumature malinconiche che a teatro erano solamente lasciate intuire. Nel complesso il film è godibile ma non degno di particolare attenzione.
Frasi da ricordare (riportate infedelmente): "la gente lavora tutta la vita aspettando il momento in cui non lavorerà più; una volta in pensione è così abituata a lavorare che non sa più che fare"; "la gente la domenica si annoia perché non è allenata all'ozio"; "lo vedi? Tu puoi essere un bravo falegname e fare egregiamente il tuo lavoro, ma vivi nel presente, nessuno si ricorderà di te; Socrate, Diogene, non facevano niente tutto il giorno, però ancora parliamo di loro".
GIUDIZIO: simpatico (ma sono di parte, amo troppo i De Filippo)
Davanti allo specchio.
Una riflessione socio-scientifica
Lo ammetto, i miei capelli non sono mai stati tagliati in modo impeccabile (ve lo dice l'artefice dei tagli) ma c'era sempre qualcosa di strano che tuttavia non ha mai attirato fino in fondo la mia attenzione. Oggi invece ne sono certo, i miei capelli bianchi crescono più velocemente di quelli che bianchi non sono. Forte di questa mia nuova scoperta scientifica, uscito dalla riunione di gabinetto, comprendo ogni cosa in modo più chiaro e limpido.
Tutto è squadernato nella sua semplicità davanti ai miei occhi. è tutta una questione di colore.
Ora capisco perché la classe lavoratrice si sta sempre più imbiancando; capisco perché gli stipendi dei colletti bianchi si stanno ingigantendo sempre più; perché le morti bianche sono ancora un serio problema che non si riesce a risolvere; capisco perché i detersivi lavano sempre più bianco; mi è chiarissimo perché una sola notte bianca faccia più notizia (e riempia più le tasche dei venditori di divertimento) di tante altre notti nere; comprendo perché le schede bianche alle ultime votazioni abbiano sollevato un casino tremendo; capisco perché anche se sei andato in bianco una sola volta nella tua vita, te lo ricordi per sempre; è perfettamente normale che si pianga sempre sul latte versato e mai sul caffè; mi pare ovvio che se si potesse scegliere tutti vorrebbero un assegno in bianco; riesco anche a comprendere il motivo per cui una nana bianca sia più calda di una gigante rossa; capisco anche perché si canti "Bianco Natale" anche se non c'è la benché minima ombra di neve; queste e tante altre cose che non si potrebbero nemmeno elencare, se le elencassi tutte certamente vi farei venire i capelli bianchi....allora forse capireste!!
Passando davanti ad uno specchio mi sbircio di nuovo e mi viene un dubbio: e se i capelli bianchi avessero proprio nel loro numero esiguo la loro forza? Una profezia per il futuro? Resto pensieroso e affranto, avrò la risposta quando i miei capelli bianchi saranno sempre di più... vi farò sapere.
La vita media va allungandosi, è vero?
Ormai è un dato certo che in tempi passati gli uomini se la passavano molto male, oltre a vedersi in bianco e nero fino almeno all'avvento del Technicolor negli anni '30, a non aver esportato il "fumo di Londra" anche nella più sperduta cittadina di provincia, gli uomini avevano un'aspettativa di vita che arrivava ad un'età che oggi è quella in cui un laureato spera di trovare un lavoro serio: 40 anni.
Certamente grossi progressi sono stati fatti ed è innegabile che le generazioni attuali, per quello che riguarda la salute, se la passano molto meglio di quanto se la passassero i loro avi nel Medioevo, nell'antica Roma o anche nell'Europa di un secolo fa. Tanto per fare una verifica a campione prendo la mia enciclopedia di storia, vado in ordine alfabetico scegliendo solamente quelli nati prima del 1800 finché non sopraggiunge il primo sbadiglio. Calcolatrice alla mano:
Abbas I il Grande (1557-1629) 72 anni mmmm longevo;
Abbas, Ferhat (1899-1985) 86 anni però!;
Abbas Hilmi II (1874-1944) 70 anni hai capito 'sti Abbas!;
'Abd al-Aziz ibn al-Hasan (1878-1943) 65 anni eh se fosse morto giovane questo, tutto inchiostro sprecato all'anagrafe con quel nome;
'Abd al-Aziz III ibn Saud (1887-1953) 66 anni stesso discorso di inchiostro;
'Abd al-Rahman I (731-788) 57 anni già si comincia a ragionare;
'Abd al Rahman III (889-961) 72 anni manca Rahman II...ha vissuto lui per tutti e 2;
Abd el-Keder (1807-1883) 76 anni avrebbe già creato imbarazzo alla previdenza italiana;
Abd el-Krim (1882-1963) 81 anni già sull'ultima fila del tabellone della tombola..;
Abdulhamit II (1842-1918) 76 anni comincio ad avere qualche dubbio;
Abdullah ('Abn Allah ibn al-Husayn) (1882-1951) 69 anni mumble mumble;
Abdulmegit I (1823-1861) 38 anni finalmente uno che sta nella media!;
Abelardo, Pietro (1079-1142) 63 anni beh, il 50% della vita media, riportato ad oggi sarebbe come vivere fino a 160 anni...niente male;
Aberdeen, George (1784-1860) 76 anni anche questo si difende bene;
Abramo non pervenuto, la Bibbia dice 175 anni ma meglio prendere il dato con cautela;
Abu Bakr (570-634) 64 anni qualcosa comincia a puzzare;
Passiamo alla lettera B, sempre in rigoroso ordine alfabetico senza scartare nessuno:
Babeuf, François-Noël (1760-1797) 37 anni non proprio di morte naturale;
Bach, Alexander von (1813-1893) 80 anni;
Baden-Powell, Robert (1857-1941) 84 anni;
Badoglio, Pietro (1871-1956) 85 anni;
Forse sto sbagliando criterio, ora provo a non selezionare più quelli che sono nati prima del 1900 ma prendo come data ultima di nascita il 1500, vediamo che cosa succede. Parto però dalla fine, vediamo un po':
Zwingli, Huldrych (1484-1531) 47 anni ecco, già va meglio, anche se fu ucciso;
Wycliffe, John (1320-1384) 64 anni mannaggia, non ci siamo, riportato ad oggi sarebbe un 170enne;
Wolsey, Thomas (1478-1530) 52 anni questo può andare;
Wallace, William (1274-1305) 31 questo non vale, Braveheart l'abbiamo visto tutti!;
Vitellio (12-69) 57 insomma;
Visconti, Ottone (1207-1295) 88 anni più di Mike Bongiorno;
Visconti, Matteo I (1250-1322) 72 anni questi Visconti, altro che dimezzati...sono raddoppiati d'età;
Villani, Giovanni (1280-1348) 68 anni no no, non ci siamo proprio;
Vespucci, Amerigo (1454-1512) 58 anni;
Vespasiano, Tito Flavio (9-79) 70 anni.
Forse sto sbagliando ancora, allungo una mano e prendo il primo volume del mio manuale di filosofia, spero di essere più fortunato:
Vediamo quelli nati prima di Cristo
Talete (640 ca. - 546 ca.) 94 anni mmmm....nemmeno al lotto lo posso giocare;
Anassimandro (610 ca - 547) 63 anni diamo al "circa" un valore molto, molto, ampio;
Anassimene (585/80 - 528/4) 57 anni sempre indeterminato ma sempre troppo, sto cominciando a perdere la pazienza;
Senofane (571/65 - 475) 96/90 anni ma come sono fatti questi libri??;
Pitagora (570-490 ca.) 80 ca. questo "circa" però sta diventando importuno;
Eraclito (520-460) 60 anni uffa;
Parmenide (520-440) 80anni ariuffa;
Zenone (non si sa) meglio così, visto l'andazzo;
Democrito (460/57 - 370) 87/90 anni ecchecavolo!
No no basta, deve esserci qualcosa che non quadra. Possibile una media fatta su questa persona porti a un'ottantina d'anni? Qui le cose sono due:
O in realtà la media cala in maniera drastica se inseriamo le numerosissime morti durante l'infanzia e l'adolescenza, in quel caso allora non si può più parlare di allungamento della vita ma di miglioramento delle condizione sanitarie ed igieniche che portano ad una diminuzione del tasso di mortalità infantile e adolescenziale;
Oppure la durata della vita è legata all'appartenenza a classi sociali. Quindi se i re, i generali, gli storici e i filosofi, quelli cioè che sono ricordati dai posteri (e inseriti nelle mie enciclopedie), vivono fino a 80 anni, occorre qualcuno che compensi la media e muoia a 30, questi ovviamente sarebbero i derelitti che vivono solo il loro presente senza il beneficio del ricordo delle future generazioni. In questo caso l'allungamento della vita dovrebbe dipendere da un miglioramento della vita per la fascia di popolazione che è quella veramente attiva, i lavoratori della terra, quelli dell'industria (da quando è nata), gli artigiani, i mercanti etc.
Non so per quale delle due vie propendere, magari ce n'è una terza, oppure ancora le generazioni passate vivono in mezzo a noi e la durata della vita non è mai cambiata perché non è mai finita.
Mi fa male la testa...ho 29 anni...guardando la lista dovrei poter stare tranquillo....ma io non sono inserito in nessun libro....vado a prendere un'aspirina.
Mangio dunque sono, ovvero come rivalutare filosoficamente le pantagrueliche ingozzate natalizie.
"Io non credo più al nero che all'azzurro,
ma nel cappone o lesso vuogli arrosto;
[...] ma sopra tutto nel buon vino ho fede,
e credo che sia salvo chi gli crede.
E credo nella torta e nel tortello;
l'uno è la madre e l'altro è il suo figliolo,
e 'l vero paternostro è il fegatello,
e posson essere tre, due ed uno solo"
Luigi Pulci, Il Morgante
Tutto è cibo e tutto, prima o poi, al cibo ritorna. Nei Veda (in cui si perde, e si ritrova, traccia della più remota cultura indiana) è già enunciata questa grande verità.
Contro le divisioni tra spirito e corpo (entrambi con la maiuscola) che si sono susseguite e si susseguono nella storia del pensiero umano, la forza e la presenza della corporeità richiama a sé le più alte vette dello spirito e le riporta a confrontarsi con la cruda (come la carne prima di subire alterazioni) verità.
Troviamo esempi di riduzione (ma non di semplice riduzione si può parlare) di tutto al corpo anche il riti che costantemente vengono praticati, l'eucaristia, ad esempio, è la comunione tra due entità attraverso un atto di ingestione. Il cannibalismo praticato in alcuni luoghi della terra non è solo un pasto qualsiasi, è l'entrare in comunione con la persona che entra nel corpo; ricevere attraverso l'ingestione di alcune parti del corpo del defunto, delle qualità che allo scomparso appartenevano. Sulla questione delle "scomparso" quindi occorrerebbe fare una riflessione, se le sue qualità sono passate ad altri non si dovrebbe parlare di sparizione ma di trasmissione della vita, trasmissione attraverso la carne, attraverso il cibo.
Testimonianze letterarie e filosofiche si susseguono, tutte a stabilire l'importanza del corpo nell'economia generale dell'organismo tutto (ivi compresa la parte cosiddetta spirituale, che si considera separata).Si va dalle testimonianze più antiche ai filosofi moderni (quelli di stampo più materialista), a Nietzsche (identificando il corpo con la "grande ragione") fino a spingerci, se vogliamo, fino all'Idea di Giorgio Gaber ("...un'idea, finché resta un'idea è soltanto un'astrazione. Se potessi mangiare un'idea avrei fatto la mia rivoluzione").
Nuova luce a questi slanci corporali è data da Gino Raya, inventore del famismo, una concezione che fugge dalle divisioni (più o meno nette) dell'uomo in due entità, l'una fisica e l'altra psichica. Il famismo non segue vie teologiche o metafisiche, la biologia da al famismo la sua ragione (con la minuscola) di vita. La scienza biologica mostra quanto abbiamo in comune con gli animali e Raya legge tra le pieghe del DNA quanto sia illusorio attribuire a qualcosa di esterno a noi le facoltà che crediamo essere superiori. Raya trova legami tra forme di vita che i più considerano abissalmente distanti, tra un protozoo e Leonardo Da Vinci ci sono solamente differenti livelli fagici in cui l'organismo si caratterizza.
Di qui il pregiudizio che Raya individua essere di ostacolo all'accettazione della visione famista, il pregiudizio secondo il quale la fame resta legata ad un livello baso, un livello che non ha nulla da sparire con le manifestazioni culturali e morali più evolute.
Dopo questa digressione filosofica sulla portata ontologica del mangiare spero di aver alleviato i sensi di colpa (anche questi facenti parte del gruppo delle maiuscole che Raya vuole riportare ad un uso più parsimonioso) a chi ha vinto la gara delle fette di panettone mangiate in un minuto, a chi ha ingurgitato più cioccolatini in questi giorni di quanti la Lindt ne riesca ad incartare in un anno, a chi si è semplicemente scordato che il pranzo è qualcosa con un inizio ma soprattutto con una fine, oppure a chi, avendo intenzione di mantenersi leggero ha stabilito di fare un solo pasto al giorno, unendo pranzo e cena in un'unica, lunghissima, maratona di primi e secondi piatti innaffiati da vino e bevande di ogni genere.
Mangiate e meditate, mangiate e dialogate, mangiate e leggete. Se per caso vi trovate dinanzi a un libro che proprio non riuscite a capire, mangiatevi il libro, è l'unico modo per capire veramente quanto è pesante (da digerire).
Di anno in anno, la diritta ma circolare storia verso la salvezza
Rispetto alle religioni più antiche il Cristianesimo porta con sé una concezione del tutto nuova di tempo. Alle concezioni temporali cicliche, continuamente in movimento e rinnovamento la religione cristiana introduce nella storia un atto unico ed altamente significativo che viene a cambiare il significato della stessa. La venuta di Cristo dà nuovo significato alla vita dell'uomo ed apre un nuovo libro su cui è scritta la via per la salvezza di ogni uomo. La venuta di Cristo, quindi, toglie ogni piega alla storia per indirizzarla ad un fine preciso, ad un evento ultimo, il ritorno del Cristo e la sua definitiva vittoria sulle forze del male. La storia quindi diviene lineare, segnata nel suo inizio e nella sua fine (ancora lasciata indeterminata), un binario (su cui bene e male, il grano e la zizzania, crescono assieme) che si concluderà nella stazione ultima della salvezza.
Non tutto però segue questa linea, anche all'interno della concezione cristiana persiste una ciclicità, un continuo (che non è più eterno perché avrà una fine) ritorno delle cose, una via suggestiva e panoramica che porta al compimento della storia: il calendario.
La liturgia cristiana è lo strumento che la Chiesa ha per depositare nell'uomo le tracce di quel ricordo e di quella fede che poi sarà discrimine per essere salvati nell'ultimo giorno.
Nei primi secoli dell'era cristiana il calendario era scandito dal ciclico ricordo della creazione, ogni settimana era il riflesso della divina potenza creatrice, con i sei giorni di opera e il settimo di riposo . è interessante fare una breve parentesi sul settimo giorno. Il Sabato ebraico è il giorno del riposo, è il giorno in cui Dio si riposa dopo l'opera che ha creato; vivere il Sabato quale riflesso del settimo giorno della creazione pone l'uomo in contatto con Dio, creatura e Creatore si incontrano nulla comunanza di un giorno in cui si sospende ogni attività. Il Sabato è il segno di ciò che sarà il mondo futuro, come l'uomo vive la settimana tendendo al riposo del sabato così tutta la storia tende al riposo e all'appagamento finale della fatica e dell'impegno del salvato. La Domenica invece nasce come giorno di ricordo della Resurrezione di Cristo, non più riflesso della creazione ma segno della presenza divina nella vita di ogni uomo del Cristo risorto dalla morte per salvare gli uomini. In alcune comunità cristiane venne celebrata accompagnata al Sabato, col quale creava una coppia indissolubile, venendo a saldare la prima creazione (quella dei sette giorni) con la seconda (la resurrezione di Cristo e il nascere del regno della salvezza, ancora da compiersi). Una legge di Costantino stabilì che il giorno della domenica, giorno del Signore (del Sole a quell'epoca), venisse santificato sia con la partecipazione all'eucaristia sia attraverso la cessazione del lavoro. In questo modo la prima e la seconda creazione di cui si è parlato poco fa venivano saldate, riposare la domenica significava riconoscere il giorno del Signore anche quale ricordo della creazione del mondo da parte del Padre.Il giorno della domenica ogni uomo è invitato a mensa con Cristo, saltare il pasto, rifiutare l'invito di Cristo al suo tavolo, significa separarsi dal Signore. Il giorno della domenica è il cardine del calendario cristiano (come stabilisce anche il Concilio Vaticano II), alla sua celebrazione si unì in un tempo di poco successivo, la celebrazione della Pasqua, in seguito si venne a sviluppare tutto il calendario cristiano come noi lo conosciamo.
Fatta questa breve (che è in realtà diventata piuttosto lunga) parentesi sul settimo giorno torniamo (e si apre di nuovo un ciclo) all'argomento del calendario.
Ogni anno (per contare solo le feste più importanti) i Magi vengono a onorare il bambino portandogli doni; Gesù digiuna per quaranta giorni poi entra in trionfo a Gerusalemme salutato con rametti di palma per essere poi crocifisso qualche giorno dopo; tre giorni dopo la crocifissione Cristo risorge e il giorno successivo l'Angelo annuncia l'evento alle donne in visita al sepolcro; ogni anno il Signore ascende al cielo e la settimana successiva lo Spirito Santo scende sui discepoli sancendo il vero inizio dell'azione missionaria che porterà alla creazione della chiesa, la Pentecoste viene così a chiudere il ciclo pasquale; ogni anno si festeggiano i Santi della Chiesa, raggruppati tutti il primo giorno di novembre; ogni anno il ricordo dell'Immacolata concezione riporta i fedeli alla nascita di Maria concepita senza peccato originale; ogni anno Gesù nasce nel freddo di una capanna e Santo Stefano chiude le festività (quelle più importanti) ricordando il sacrificio del primo martire cristiano.
Ci troviamo quindi all'interno di un circolo, di un tempo che trova spazio nella memoria e che di anno in anno, ci propone il medesimo (e a detta della chiesa, vivificante) cammino verso la meta, è un andare avanti girando in tondo, un procedere che probabilmente è una delle prove che l'uomo deve superare per poter vedersi aprire le porte della beatitudine. Intanto giriamo..
Valentino: l'uomo che conosceva per nome i nonni (paterni) di Cristo
Lo gnosticismo cristiano è una filosofia estremamente affascinante, diffusa soprattutto nei primi secoli dell'era cristiana recupera e porta con se suggestioni che affondano le proprie radici in svariate religioni misteriche, ermetiche, magiche diffuse in Oriente e nel mondo mediorientale al tempo di Cristo e successivamente alla sua venuta. Lo gnosticismo è il primo tentativo di filosofia del Cristianesimo. Le tendenze sono numerose, spesso caotiche, non si possono ricondurre ad una unica linea di pensiero, una matrice riconoscibile è però il carattere conoscitivo ed elitario che ha la sapienza, quasi un illuminazione ad esclusivo appannaggio degli iniziati (questo affonda radici nelle tradizioni misteriche ed anche filosofiche legate , per esempio, al pitagorismo). All'interno di una concezione dualistica che separa nettamente spirito e materia, si vengono delineare i diversi mondi visti dai personaggi che della gnosi fanno parte. Senza riportare le complesse scale gerarchiche che ogni filosofo delinea mi soffermerò sulla figura di Valentino, probabilmente il più profondo ed eminente tra loro, sicuramente il più filosoficamente rilevante.
Entriamo nel mondo di Valentino (mondo di stampo emanazionista sotto suggestioni plotiniane):
All'origine di tutto c'è il Padre, Abisso (principio maschile), Abisso è amore ma l'amore non è tale se non si ha qualcuno da amare, per questo motivo c'è Silenzio (principio femminile). Questa coppia dà origine ad un'altra coppia di enti, Intelletto e Verità. Abbiamo così la prima tetrade, origine di tutto ciò che esiste:
Abisso - Silenzio
Intelletto - Verità
la coppia Intelletto e Verità genera una nuova coppia
Verbo - Vita
che generano
Uomo - Chiesa
Per uomo si intende l'essenza dell'uomo, non l'uomo particolare. Da Verbo nascono 10 eoni (emanazioni inferiori), la decade; da Chiesa ne nascono 12 (dodecade).
Ci ritroviamo così con una società di 30 esseri (il Pleroma), cioè i primi 8 (l'ogdoade primitiva) + 10 + 12. Questi 30 esseri simbolizzano i 30 anni di vita nascosta di Gesù Cristo.
Gli ultimi 2 membri della dodecade sono Volere e Sapienza. Sapienza cerca di scrutare Abisso ma solamente Intelletto ne è capace, essa si perderebbe se il Pleroma non fosse circondato da un limite (oros).
Sapienza, fecondata da Desiderio e non da Volere genera un figlio bastardo: Concupiscenza (Achamoth). Senza padre e una sorta di materia senza forma Concupiscenza viene espulsa dal Pleroma. Per evitare il ripetersi di questi errori Intelletto e verità generano un ultima coppia di eoni: Cristo e Spirito Santo. Il compito dell'ultima coppia di eoni è quello di insegnare agli altri ad amare e rispetta Abisso. Per disciplinare Concupiscenza, dal desiderio comune di tutti gli eoni nasce Gesù, egli purifica Concupiscenza dalle sue passioni. Il Demiurgo (il creatore del mondo quale lo conosciamo) resta laddove è Concupiscenza, separato dal Pleroma, egli si proclama Dio supremo e crea 3 specie di uomini
materiali: perduti e destinati a dissolversi;
psichici: hanno bisogno di essere riscattati;
pneumatici: salvi.
Per riscattare gli uomini psichici c'è il Redentore (che non è opera del solo Demiurgo). Gesù è andato dal Demiurgo nel momento del suo battesimo e non l'ha abbandonato fino al momento della sua passione, lasciando a soffrire e morire solamente il corpo materiale. Quando il Demiurgo cesserà di produrre concupiscenza entrerà nel Pleroma insieme a tutti gli altri eoni e con tutti gli uomini pneumatici. Anche gli uomini psichici a quel punto saranno salvati e tutto il resto perirà con la materia stessa. La gnosi quindi pone Jahvè non al posto più alto della gerarchia ma in un luogo subordinato, il male infatti è all'interno della creazione proprio per l'imperfezione del Creatore.
Volendo fare una chiosa leggera si potrebbe dire che, per quanto ci si possa sentire perfetti, c'è sempre qualcuno più in alto di noi, e anche se fossimo veramente perfetti, saremmo sull'orlo di un Abisso e un'unica consolazione ci rimarrebbe.... il Silenzio...
Il navigatore satellitare ovvero, perché rischiare di farcela da soli?
La fine della più popolare e poetica scusa del mondo: "mi sono perso!".
Dunque si è detto, un centro commerciale affollato ma non troppo. Con le mani ciondoloni dietro la schiena mi fermo dietro un tipo pensoso che rimira alcuni aggeggi simili a telefoni cellulari sorretti da una base in plastica; non sono telefoni cellulari, sono molto peggio (dipende dai punti di vista), sono navigatori satellitari. Il viaggio interstellare sembra alle porte ma in realtà, dopo qualche secondo scopro che non servono per sfrecciare negli spazi siderali del nostro incontaminato (ancora) universo, ma per camminare su strada. La cosa si fa interessante.Sono migliaia di anni che camminiamo ma evidentemente lo abbiamo fatto sempre male.
Il dilemma per il cauto acquirente si fa sempre più complicato, ci sono modelli da 250 € (la mezza milionata) e modelli da 500 (si sa, due metà insieme stanno meglio...). La differenza? "Beh, questo è già mappato per l'Europa, questo solo per l'Italia, lei cosa ci deve fare?". Panico. Come dire che in realtà ti serve solamente per il gusto di vedere se il contachilometri della tua automobile e quello del navigatore segnano la stessa cosa? oppure confessare che, stanco di essere comandato vuoi solo, al momento del monotono "girare a destra" dare una bella sterzata sulla sinistra e fare per una volta quello che ti pare? In questi casi si gioca d'astuzia, "vedo che quello è mappato anche per gli Stati Uniti!" Il venditore non da segni di cedimento. "Si, poi il problema sono gli aggiornamenti, questa è una marca meno prestigiosa e non so garantirle se gli aggiornamenti escono costantemente". Fregato, eh si perché il navigatore, pur mettendo becco sulla guida di chi è patentato da anni ed anni, non sa imparare nulla di nuovo se non con una congrua aggiunta di sonanti monetine. I navigatori e i naviganti hanno comunque sempre la possibilità di aggirare l'ostacolo e, come pirati d'altri tempi, sono collegati e navigano (di nuovo) nella rete alla ricerca delle nuove mappe del tesoro che non ti fanno più trovare marenghi e dobloni, ma in compenso ti portano davanti alla porta di casa di tua suocera senza nemmeno farti perdere un metro....la vera strada verso la felicità.
Tornando alla conversazione tra il commesso e il cliente l'esito era purtroppo chiaro, gli affondi dell'esperto commesso non possono lasciare scampo. Non si vendono più oggetti elettronici, si vendono sogni: "se lei arriva a Parigi, carica il sua navigatore alla 220 dell'albergo e poi può andare 7 ore in giro per Parigi programmando gli obiettivi che vuole visitare". Prendo quello! 500 € di sogni.
E una volta a Parigi, tutte le frasi turistiche che mi hanno insegnato al corso di francese dell'anno scorso? A che mi serve chiedere informazioni? Ho il mio navigatore che sa tutto! E mo' che cavolo faccio 7 ore in giro per Parigi? Dov'è la Tour Eiffel? Programmiamo un po' sto aggeggio....ah no! si vede pure ad occhio nudo la Tour Eiffel....