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domenica, 18 febbraio 2007, ore 17:49
scarabocchiato da Rolando in attuale


Oggi la vita dell'uomo è in simbiosi con le macchine, anni fa la robotizzazione e la motorizzazione erano presentate come conquista per la libertà umana. Ogni macchina era fatta dall'uomo per valorizzare la sua libertà e per renderlo più padrone degli spazi che lo circondavano e del tempo in cui era immerso. Contro le distanze che separano persone, famiglie e popoli nascono le automobili, macchine che riescono a far passare sotto le ruote decine e decine di chilometri in un'ora; contro l'invasione del lavoro industriale nella vita dell'uomo si è sempre guardato al momento in cui le macchine sostituiranno il fattore umano lasciando finalmente ognuno padrone della propria vita e del proprio tempo (non perdendo per questo il sostentamento che gli spetta in quanto essere umano). Qualcosa deve essere andato storto. Non volendo credere alla possibilità di un preciso piano politico-sociale che vada in questa direzione, occorre propendere per un errore di valutazione degli effetti dell'automazione dilagante.

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domenica, 18 febbraio 2007, ore 17:48
scarabocchiato da Rolando in visioni

 


Regia di René Clair (gran maestro del cinema francese).

Il titolo parla di libertà e parte dal luogo oggettivamente più adatto a far nascere questo sentimento: una prigione. Sul tavolo scorrono dei cavalli giocattolo, i detenuti li stanno costruendo, pezzo per pezzo, controllati dalle guardie e obbligati a mantenere un certo ritmo. La vita della prigione è rigidamente scandita da lavoro, pasti, riposo; la libertà è assente e i due protagonisti, Emile e Louis, la sognano cantando assieme una canzone. Il film ha l'andamento di un'operetta e la canzone che anela alla libertà (a nous la libertè) è il filo conduttore di tutto il film, dà significato alle varie scene. Emile e Louis vogliono evadere, il loro progetto però funziona solamente a metà: Emile non riesce a scavalcare un muro e rinuncia alla sua fuga purché Louis riesca a raggiungere l'anelata libertà. Louis, finalmente libero, insegue la sua libertà nel lavoro, arriva ad aprire una fabbrica di grammofoni e si arricchisce. Il parallelo diventa subito chiaro, nella fabbrica la catena di montaggio rimanda alla triste monotonia della prigione. Tutti con la medesima uniforme, assoggettati al rigido tempo delle macchine, controllati dalle guardie e perquisiti all'uscita. Ai bambini, nelle scuole è insegnato come il vangelo che "Il lavoro è la libertà", così da far perdere quell'originario significato di spontaneità e vivacità che il termine dovrebbe avere. 


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domenica, 18 febbraio 2007, ore 17:46
scarabocchiato da Rolando in religione

 


 

I figli di Adamo ed Eva lavorano e rendono grazie a Dio...

 

CAPITOLO 4

 

L'uomo in questo capitolo scopre una nuova differenza; dopo aver sperimentato la distanza tra lui e Dio e tra lui e gli animali, ora l'uomo si ritrova diverso anche da se stesso, da suo fratello, dal suo prossimo. Caino e Abele sono i figli di Adamo ed Eva, Caino è il maggior, coltivatore dei campi; Abele è pastore. La figura del pastore è tradizionalmente più vicina a Dio, il pastore è l'uomo senza patria, non radicato al suolo. Il coltivatore, tuttavia, continua l'opera che all'uomo era stata assegnata dal Creatore in Eden. Caino dovrebbe essere una sorta di capo famiglia, è lui il maggiore, ma assistiamo all'usuale scavalcamento biblico del diritto di primogenitura. Abele offre a Dio dei capi del suo bestiame e l'offerta è gradita, Caino offre a Dio i frutti raccolti dalla terra ma l'offerta non trova favore da parte del Creatore. Potrebbe essere tutto un complotto politico. Dio in questo modo verrebbe a guardare con favore coloro che nella moderna (di allora come di oggi) società sono sempre più emarginati; i pastori sono sempre più costretti in spazi esigui ed impervi per lasciare i migliori campi agli agricoltori e, in genere, ai sedentari (che su quei terreni ci costruiscono case e città).


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venerdì, 16 febbraio 2007, ore 15:16
scarabocchiato da Rolando in pensieri


Mentre stavo ragionando sulle proprietà delle operazioni elementari (eh si, a volte non ho proprio nulla da fare), mi sono tornate alla mente nozioni apprese quando ancora ero un candido e tenero ragazzo seduto su un banchetto che adesso mi andrebbe bene come sedia. Alla mia mente apparivano gli astratti concetti di proprietà commutativa, distributiva, associativa, da tanti anno non ci riflettevo un po' e con qualche difficoltà sono riuscito a ricordarne il significato. La proprietà associativa è molto suggestiva, dice che all'interno di una operazione i dati possono essere addizionati o sommati in qualsiasi ordine senza provare cambiamenti di risultato. Che bello! è una catena di numeri che si tengono per mano e non guardano alle differenze, un insieme che non ha né gerarchie né distinzioni.

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domenica, 11 febbraio 2007, ore 18:40
scarabocchiato da Rolando in attuale

 


Passeggiando per vie malfamate (ma anche per vie rinomate che poi diventano malfamate) non è difficile imbattersi in qualche energumeno armato e talvolta incappucciato che, minacciandoci con un'arma ci intima: o la borsa o la vita!

Che dilemma! Le possibilità che ci si aprono, a questo punto, non sono infinite. è possibile (e molto spesso saggio) optare per la conservazione della vita lasciando allontanare il malvivente tra le nostre più profonde maledizioni; non è raro il caso di chi, scegliendo la borsa (in realtà scegliendo di conservare entrambi ma non riuscendo nell'intento), si lascia sfilare la vita dalle mani e rimane (senza borsa) a terra esanime; c'è poi chi, portando a segno le intenzioni dello sfortunato personaggio precedente, riesce a conservare sia la borsa sia la vita, mettendo in fuga o catturando l'aggressore. Questo avvenimento, molto traumatico e violento, conserva la sua attualità da tempo immemorabile (quantomeno dal momento in cui si sono inventate le borse). Oggi fa ancora notizia un borseggio o uno scippo, una rapina o un furto; la violenza ha qualcosa di attraente e rivoltante allo stesso tempo, le notizie ne sono infarcite e pochi si sono lamentati della ricetta.  

Se dalla tavola sempre imbandita di ciò che fa notizia un po' di rosso (non vino, ma sangue) non manca mai, un tipo di aggressione molto più sfumata e subdola è bandita dalla tavola e non attrae nemmeno i palati più delicati.


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domenica, 04 febbraio 2007, ore 17:37
scarabocchiato da Rolando in inattuale

 

Ogni cultura ha il suo modo per intendere la vita. Le caratteristiche fisiche, storiche, climatiche di una nazione determinano in buona parte lo spirito che anima il popolo che la abita. Ad una cultura che si vuole sempre più universale e condivisa, fa da contraltare la personalissima indole che ogni popolo riconosce in sé. Uno dei veicoli attraverso il quale lo spirito di un popolo mostra le sue sfumature e le sue peculiarità è la lingua. Il mantello linguistico dell’inglese, che tenta di livellare la trasmissione del pensiero attraverso una sola mappa mentale (quella anglosassone, appunto), non riuscirà ad amalgamare in un unico significato la vibrante polisemicità di una lingua diversa dalla propria. Per fare solo un esempio, tra lo spregiativo “baracca”, col quale l’italiano addita la catapecchia (magari abusiva) costruita con materiali, e il “barak” (da cui appunto “baracca” è derivazione) del Dio ebraico che crea il mondo, c’è tutta la distanza tra culture che possono sì guardarsi negli occhi, ma che devono anche rispettare la reciproca diversità per capirsi davvero a fondo. Proclamare una tolleranza che si realizza attraverso il livellamento di ogni concetto, di ogni indole e di ogni cultura, significa uccidere la tolleranza stessa facendola diventare tirannia.
Proviamo a osservare come una sola parola possa portare in sé tante diverse sfumature e caratteristiche. Prendiamo la parola lavoro, che tanto incide sulla nostra vita. Non conoscendo bene nemmeno la mia lingua mi armo di vocabolari vari per vedere se riesco a capirci qualcosa.

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domenica, 04 febbraio 2007, ore 17:36
scarabocchiato da Rolando in pensieri

 

L'uomo si differenzia dagli altri animali per la capacità di sviluppare progetti volti a ben determinati (o anche meno determinati) fini. 
Mentre gli animali che non indossano vestiti sono caratterizzati da una spinta istintuale che va oltre ogni ragionamento più complesso (anche nelle specie più intelligenti non si va oltre la situazione vissuta al presente), gli uomini si muovono in vista di obiettivi a breve, medio e lungo termine. 
Gli obiettivi dell’uomo sono però sempre più intrecciati, sfilacciati, ogni filo ha perso il suo capo e ne risulta un groviglio di tensioni ed emozioni inestricabile.

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domenica, 04 febbraio 2007, ore 17:36
scarabocchiato da Rolando in cestino

 

Entrando in un super (o iper) mercato si possono trovare o non trovare svariate cose, ma ciò che non manca mai è una  scala, lenta e ronzante, che ci accompagna ai vari piani in cui è snodato lo stabile. Ricordo anni addietro che le scale mobili erano quasi un'attrazione, nella mia città c'era solo un centro commerciale che aveva ce l'aveva. Era, tra l'altro, il periodo in cui i supermercati hanno trovato la loro massima diffusione, grazie alla loro capacità di conciliare l'esigenze delle persone di fare la spese, con quelle di un sempre più impegnativo orario di lavoro. Quindi, mentre qualche anno fa la spesa si faceva all'alimentari sotto casa ora, che le persone tornano a casa dal lavoro quando l'alimentari è già chiuso (questo viene anche dalla rinnovata partecipazione della donna al lavoro), occorre qualche luogo che sia aperto fino a tardi. Il supermercato è un luogo fuori dal tempo, è una città nella città, un'oasi felice con la propria mappa, il proprio servizio di sicurezza e le proprie guide turistiche che all'occorrenza sanno indirizzare il cliente verso i monumenti di merce più prestigiosi.

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domenica, 04 febbraio 2007, ore 17:32
scarabocchiato da Rolando in religione

 

 

L'uomo è unito alla donna, camminano liberi e felici nel giardino di Eden...

 

CAPITOLO 3

 

Dopo i primi capitoli in cui Dio è presente in ogni versetto, ora la vita scorre senza di Lui, il tragico momento della caduta avviene in assenza di Dio. Tra tutti gli animali ci viene presentato il serpente, la più astuta delle creature . Il serpente è un animale che colpisce la sensibilità degli ebrei per diversi aspetti.  Animale strisciante, vive sotto terra, in un attimo riesce a sparire negli anfratti del terreno mettendosi in salvo da ogni minaccia e rappresentando minaccia egli stesso per coloro che passano vicino alla sua tana. Nel periodo della muta lascia la pelle vecchia su qualche campo, questo dà un senso di immortalità, quasi fosse un animale che può rinnovare se stesso e ringiovanire in eterno. Il serpente riveste una grande importanza nel pantheon delle religioni orientali, queste rappresentavano grande attrazione per gli ebrei, erano un modo per poter concretizzare la fecondità di Dio in qualche segno concreto, senza lasciare la loro fede totalmente astratta. Il serpente è in pratica, agli occhi degli ebrei, una sorta di idolo (e non è un caso che il peccato starà proprio nel voler diventare come Dio, nella conoscenza del bene e del male). 

Il serpente, da buon tentatore dialoga con la donna, le chiede se sia vero che il Signore ha proibito a lei e all'uomo di mangiare da ogni albero del giardino (esagerato!!).


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