lunedì, 09 aprile 2007, ore 10:45
Recensione del libro di Giovanni Gurisatti
La fisiognomica, comunemente intesa, è la scienza o pseudoscienza che dai caratteri del volto umano ricava le caratteristiche di un individuo. È sufficiente rifarsi all'etimologia della parola, che letteralmente significa "scienza della natura", per accorgersi che lo spettro di azione della materia è molto più ampio. Il volto è un concetto che può applicarsi non solamente al viso dell'uomo, ma che può essere esteso a ogni sua produzione ed espressione. Gurisatti ci guida nel suo libro attraverso lo sviluppo di tutto il discorso fisiognomico, esamina le pieghe del volto umano e delle sue produzioni. Il suo dizionario non è una raccolta di voci sparse e autosufficienti, ma una guida chiara e completa al cammino che la fisiognomica ha compiuto nel corso dei secoli e dei millenni. È impossibile in questa sede produrre un sunto esauriente delle concezioni che sono presentate da Gurisatti, dunque ci si limiterà a coglierne l'indirizzo e a mostrare la strada che l'opera traccia. Se già in Aristotele è presente l'idea secondo la quale dalla forma esteriore di una cosa è possibile giudicarne e capirne la natura, sino a Lavater ancora non si ha una vera e propria fisiognomica del carattere individuale. Lavater libera l'interpretazione del volto e del corpo umano dalla tendenza tipizzante che, nell'antichità, forniva la chiave d’interpretazione dei fenomeni osservati; a uno sguardo che si rifà a un modello stabile e che, a seconda della somiglianza con questo o quel modello, interpreta ciò che gli si presenta davanti agli occhi, Lavater sostituisce una visione del volto quale unica, individualizzante e irripetibile finestra verso la comprensione del carattere dell'uomo.
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lunedì, 09 aprile 2007, ore 10:44
Recensione del libro di Carlo Tamagnone.
Il testo si articola in sei parti che costituiscono altrettanti saggi miranti ad un completo svolgimento del tema fondamentale. Vengono toccati argomenti fondamentali della riflessione filosofica e religiosa dell’uomo: dall’esigenza del divino, che studi antropologici pongono alle origini del cammino umano, alla ricerca di una via alternativa che possa appagare chi non si contenta di una visione sacrale del mondo e della vita umana.
L’intento è delineare l’origine dell’ateismo considerato sotto l’aspetto propositivo e non sotto quello oppositivo. L’ateismo filosofico risponde ai connotati di una coerente sistematizzazione del mondo naturale e della condotta umana che ha come peculiarità l’autosufficienza rispetto ad istanze trascendenti o mistiche che si ritrovano spesso nella filosofia e nella letteratura antica (e moderna). Ateismo non si configura quindi come filosofia che nega ma come filosofia che propone; essa può sbocciare solamente laddove sia presenta un orizzonte libertario che non imponga vincoli o legami ideologici (il condizionamento ideologico è, infatti, caratteristica delle religioni in genere).
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lunedì, 09 aprile 2007, ore 10:42
La nascita della società..(Gn 4,16)
Assassinato il fratello Abele, Caino si rifugia nel paese di Nôd. Nonostante la preferenza del Signore per una civiltà nomade, la sedentarietà ha la meglio e Caino inizia ad edificare una città, Enoch (dal nome di suo figlio). Ci viene presentata la genealogia di Caino (in verità molto simile a quella che ci si presenterà più tardi per Set), che si conclude con Lamec che rappresenta il punto massimo dell'iniquità. La critica è contro le città mesopotamiche che si sviluppano lontano dal culto di Dio, emblematico è il canto di Lamech:
"Ada e Sella udite la mia voce;
mogli di Lamec ascoltate il mio dire:
ho ucciso un uomo per una mia ferita
ed un giovane per una mia ammaccatura:
Caino sarà vendicato sette volte,
ma Lamec settanta sette"
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