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mercoledì, 14 novembre 2007, ore 21:18
scarabocchiato da Rolando in attuale

La vita è un processo degenerativo. Ogni mutamento che avviene sul nostro corpo (la crescita dei capelli, il sudore, una ruga) testimonia il nostro inesorabile cammino verso la distruzione. Una eterna durata equivale ad assenza di mutazione, un permanere indefinitamente in una certa condizione. Una tale fissità però preclude ogni possibilità di crescita, non c’è più nulla da imparare quando già si è quello che si sarà in futuro, sempre che si possa considerare futuro ciò che riproduce perfettamente un passato che diventa eterno presente.
Evitare qualsiasi mutamento equivale a cessare di assimilare sostanze che il nostro corpo trasforma in elementi vitali per l’organismo; se vogliamo essere immortali proviamo quindi a non respirare, non bere e non mangiare.
Una tecnica a non proprio felice per allungare la vita. Occorre esaminare la situazione con occhi meno tesi all’eternità.
Siamo uomini (e donne), il nostro organismo ha le proprie esigenze e, per mantenerci in vita per il periodo che si confà alle nostre forze, abbiamo bisogno di elementi esterni a noi. Attraverso aria ed alimenti ci possiamo sostentare, attraverso il contatto con le altre persone possiamo crescere e coltivare la nostra personalità (il che non guasta mai, anche se tutto andrà sigillato in una cassa….vuoto a perdere).
Prendiamo dunque un essere umano e guardiamo le sue azioni; egli respira, mangia e beve, assimilando le sostanze care alla crescita e alla vita. L’aria è materia terribilmente fuggevole per essere esaminata , l’acqua ha dalla sua la trasparenza, per ora non ci resta che guardare al cibo.
Il cibo degli esseri umani è costituito da qualcosa che era vivo e non lo è più, animali e vegetali quindi. La vita in questo modo passa da un corpo all’altro anche se non in modo personale, cioè non portando con sé le caratteristiche soggettive di uno spirito vitale. Mangiando un gallo difficilmente mi troverò a cantare al sole all’alba, così mangiando coda di rospo non dovrò poi tornare a casa balzellon balzelloni seguendo la via di qualche acquitrino. La vita dalla vita, questa ho idea che sia una fondamentale legge naturale, forse è proprio la legge a cui tutti i viventi (tranne il primo creatore, se ci dovesse essere stato) sono soggetti. Stabilito questo principio fondamentale possiamo farne discendere una conseguenza ovvia: ciò che regola la vita regola anche la “buona” vita, ciò che noi chiamiamo “salute”.
Una persona (e anche un animale, visto che il nostro principio si può applicare ad ogni animale ad esclusione dei porcellini salvadanaio che si nutrono di monete…oggi si sta assistendo ad un incredibile aumento di questa specie animale), per mantenersi in salute deve assumere cibo che abbia avuto in sé il misterioso dono della vita.
Il fatto grave è che, nonostante il miglioramento delle condizioni alimentari della popolazione dei cosiddetti paesi civili, il pur straordinario progresso medico non riesce a venire a capo alle malattie degenerative a cui l’uomo sta soccombendo in questi decenni.
La causa potrebbe essere una troppa scorta di vita? Troppa vita da trasformare che porta alla morte?
Forse la causa è da ricercare altrove, sullo stesso piano del nostro principio fondamentale preso ad assioma del nostro discorso. Mangiamo veramente cibo che ha avuto in sé la vita? La diminuzione della superficie coltivabile ha portato con sé l’uso (e spesso l’abuso) di sostanze chimiche che riescano a sopperire alla mancanza di terra con l’aumento della produttività della stessa; la chimica ha sintetizzato anche sostanze che assumiamo costantemente (per fare un solo esempio, le caramelle) che la vita l’hanno vista soltanto negli spot pubblicitari; mangiamo cibi che sono racchiusi in un involucro di plastica e che, aperto dopo un anno, ancora sono freschi come se fossero appena usciti dal forno.
Potrebbe essere proprio questa la causa (o, più probabilmente, una delle cause) dell’avanzare incontrollato delle malattie degenerative che saranno il grande male di questa e delle prossime generazioni; mangiare ciò che non è mai stato vivo forse non ci permette di essere sani. Forse abbiamo solo il dono di trasformare la vita, non di crearla. Forse mangiando morte, acceleriamo solamente il processo che ci porta ad esaurire quel dono misterioso che, finché respiriamo, chiamiamo vita.

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Commenti
#1    18 Novembre 2007 - 14:34
 
santo cielo!!! se l'influenza ti fa fare sti discorsi allora.... VA A FARE IL VACCINO! :D
Tiziana
utente anonimo

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