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venerdì, 16 novembre 2007, ore 14:17
scarabocchiato da Rolando in religione

Corruzione dell'umanità e punizione divina (Gn 6-8)

L’uomo si moltiplica sulla terra ed avviene una strana contaminazione: le figlie degli uomini (quelle più belle) vengono prese in spose dai “figli di Dio”. Sull’interpretazione di questo passo se ne sono scritte molte: sono angeli? Sono demoni? Sono uomini potenti? Sono uomini santi?
Non volendo, e non potendo, addentrarsi in questioni così specifiche (anche perché non se ne verrebbe comunque a capo) sceglierò l’ipotesi che più mi piace facendo, come al solito, solamente considerazioni di senso comune sulla questione.


Se si trattasse di angeli o di demoni le figlie degli uomini avrebbero ben poca colpa per la caduta; inoltre, vista la centralità dell’uomo nel rapporto con Dio, appare strano che l’uomo di punto in bianco possa essere condannato nella sua totalità (non che dal Signore veterotestamentario sia impossibile attenderselo) a causa solamente di un comportamento che riguarda le femmine.
Se si trattasse di uomini nobili e potenti la bibbia si confermerebbe quel gran libro profetico che è, visto che anche oggi il potere ha tanta attrattiva da risultare quasi irresistibile.
L’ipotesi che si tratti di uomini santi e giusti è quella che mi convince maggiormente, da una parte perché ad essere puniti sono solamente gli uomini (anche se occorre riconoscere che Genesi parla della storia dell’uomo, non di quella di Dio e che possiamo trovare passi della Scrittura in cui gli angeli sono puniti a causa di una non meglio precisata caduta, che potrebbe collegarsi a questo evento particolare), dall’altra perché il porre poche righe più avanti il contrasto tra gli uomini da condannare e Noè, pone quest’ultimo all’interno della categoria dei potenziali traditori che però non hanno portato a termine il tradimento.
Tutti gli uomini sono quindi condannati ma solamente Noè, considerato giusto dal Signore, è meritevole di essere salvato. Salvato da cosa?
Qui inizia una delle pagine più famose della Scrittura.


Dio vede che nel mondo regna la malvagità e decide di eliminare ogni forma di vita, tutti tranno Noè e la sua famiglia.
Noè ha il compito di traghettare l’umanità (lui e la sua famiglia) e gli animali (due per ogni specie, che poche righe dopo diventano sette, in modo che si possano riprodurre) dalla vecchia alla nuova creazione; è una sorta di nuovo Adamo, custodisce l’umanità e gli animali affidatigli da Dio.
Il mondo quindi è di fatto affidato ad un solo uomo, è una sorta di monarchia del giusto, il mondo corrotto si può salvare solo se si pone sotto il governo (e si governa, appunto, una nave) dell’unico uomo giusto, specchio di Dio sulla terra. La salvezza è fede cieca (e infatti l’arca è chiusa, solo Dio sa dove è diretta).

Noè è il simbolo di come al mondo non ci sia il totalmente cattivo, c’è sempre qualcosa, o qualcuno, che merita di essere salvato e grazie al quale anche gli altri vengono salvati; se vogliamo possiamo applicare la stessa idea ad ogni singolo individuo, in cui c’è sempre qualcosa di buono che può essere apprezzato. Noè ha 600 anni quando “le cataratte del cielo si aprirono”, il numero 6 è il numero dell’imperfezione perché manca di 1 per arrivare al perfetto 7. La creatura anche migliore quindi, non può ambire alla perfezione che è solo nelle mani di Dio (di qui potrebbe anche venire il peccato di accoppiarsi con gli angeli quale ambizione ad elevarsi sopra i propri limiti).


Il parallelo con la creazione diviene forte: come nel sesto giorno l’uomo fu creato, nel sesto giorno (o secolo, in questo caso) l’uomo viene salvato; l’arca galleggia sulle acque come lo spirito di Dio aleggiava sulle acque prima della creazione, assistiamo quindi ad una rifondazione totale del mondo, una nuova possibilità per il genere umano e animale. Quaranta giorni e quaranta notti il diluvio rovina sulla terra, inondandola completamente.

Occorre fare una piccola riflessione sul numero 40, è chiaramente un numero simbolico, nella bibbia viene ad essere il numero della purificazione. Ricorderò solamente le più importanti vicende legate al numero 40 per rendere chiaro il suo legame con la purificazione e la catarsi: 40 giorni Mosè resta sul monte Sinai per stabilire con Dio l’alleanza del suo popolo; 40 anni dura il regno di Davide; 40 giorni e 40 notti Elia impiega per arrivare sul monte Oreb; 40 giorni e 40 notti Gesù digiuna nel deserto. Questi ed altri episodi ci mostrano chiaramente come il diluvio di 40 giorni e 40 notti serve per purificare completamente il mondo dai peccati che lo avevano macchiato.


Noè verifica se le acque si stanno ritirando lanciando una colomba (prima ci aveva provato con un corvo) fuori dall’arca; questa, non trovando dove appoggiare la propria zampina torna sul legno. Noè attese ancora 7 giorni (si aspetta sempre la perfezione) e provò a fare uscire di nuovo l’animale che tornò con una foglia d’ulivo nel becco; aspettò altri 7 giorni e la colomba, lanciata nuovamente fuori dall’arca, non fece più ritorno. L’ulivo è quindi diventato il simbolo della pace ristabilita tra Dio e l’uomo, il mondo poteva essere di nuovo abitato e Noè scese dall’arca con tutti i passeggeri che popolarono nuovamente la terra
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