In poche righe Esopo (VI sec. A.C.) fotografa la vita, “i viandanti e la scure”:
Due uomini facevano viaggio assieme. Uno trovò una scure. "Abbiamo trovato una scure", disse l'altro; ma il primo lo ammonì che non doveva dire "abbiamo", bensì "hai trovato". Dopo un po' furono raggiunti da coloro che avevano perduto la scure e quello che l'aveva presa, vedendo che gli correvano dietro disse al compagno: "Siamo fritti". "No, devi dire "sono fritto". Quando l'hai trovata non hai mica fatto a metà con me" gli osservò l'altro.
Esopo, da grande osservatore dell’animo umano quale è, traccia con segno rapido e veloce una caratteristica dell’animo umano che possiamo render valida per moltissime situazioni.
I viandanti sono persone che fanno un percorso assieme, potrebbero essere due amici, dei fidanzati, dei colleghi di lavoro. Tutto procede per il meglio, cioè senza intoppi quando uno dei due trova una scure (non a caso uno strumento per tagliare), strumento utile alla vita ma, come molti strumenti, a doppio taglio. Trovare un oggetto, o qualcosa di utile in generale, fa piacere e ci riappacifica momentaneamente con la dea bendata della fortuna che spesso vediamo accanirsi contro di noi; ma la fortuna può essere anche portatrice di scompiglio, se non la si vuole condividere con chi abbiamo vicino. Così, se non rendiamo partecipi le persone che ci accompagnano nelle cose belle della vita, così non possiamo pretendere che esse ci siano vicine nelle avversità. Tenendo la scure solo per noi, abbandoniamo il cammino con il nostro compagno di viaggio per correre più avanti (in questo caso inseguiti) e la fortuna per aver trovato un oggetto ci conduce ad una mancanza ben più grave...quella del compagno stesso.
