Passeggiando per vie malfamate (ma anche per vie rinomate che poi diventano malfamate) non è difficile imbattersi in qualche energumeno armato e talvolta incappucciato che, minacciandoci con un'arma ci intima: o la borsa o la vita!
Che dilemma! Le possibilità che ci si aprono, a questo punto, non sono infinite. è possibile (e molto spesso saggio) optare per la conservazione della vita lasciando allontanare il malvivente tra le nostre più profonde maledizioni; non è raro il caso di chi, scegliendo la borsa (in realtà scegliendo di conservare entrambi ma non riuscendo nell'intento), si lascia sfilare la vita dalle mani e rimane (senza borsa) a terra esanime; c'è poi chi, portando a segno le intenzioni dello sfortunato personaggio precedente, riesce a conservare sia la borsa sia la vita, mettendo in fuga o catturando l'aggressore. Questo avvenimento, molto traumatico e violento, conserva la sua attualità da tempo immemorabile (quantomeno dal momento in cui si sono inventate le borse). Oggi fa ancora notizia un borseggio o uno scippo, una rapina o un furto; la violenza ha qualcosa di attraente e rivoltante allo stesso tempo, le notizie ne sono infarcite e pochi si sono lamentati della ricetta.
Se dalla tavola sempre imbandita di ciò che fa notizia un po' di rosso (non vino, ma sangue) non manca mai, un tipo di aggressione molto più sfumata e subdola è bandita dalla tavola e non attrae nemmeno i palati più delicati.
La cosa più importante è mantenere i propri spazi. Siamo esseri sociali ma, se la società si fa troppo vicina, scappiamo a gambe levate. L'alternativa al correre lontano dal mondo è quella di nascondersi dietro il primo angolo che incontriamo e scrutare in silenzio quello che succede, adeguandoci. Il caro e vecchio eremita, che rinuncia al mondo per rinchiudersi nella sua solitudine, non esiste più, almeno nella società moderna. Oggi se qualcuno rinuncia al mondo lo fa solo (a quasi) perché il mondo lo ammiri, il sentiero della mortificazione costeggia l'autostrada dell'esibizionismo. La maggior parte delle fratture tra le persone avviene nel modo più impensabile: scambiandosi cerimoniosi saluti e sperticandosi in adoranti genuflessioni.
Facendo zapping in tv si ha come l'impressione di scorrere un book fotografico di qualche stilista (forse il paragone è un po' azzardato visto che di abiti se ne vedono effettivamente pochi). In ogni trasmissione che si rispetti (entrerebbe in gioco la nozione di rispettabilità ma passo rispettosamente oltre) ha il corpo, di ballo o di carne, da mostrare ogni qualvolta se ne presenti l'occasione. Il problema è che le occasioni stanno diventando sempre più frequenti, ormai le ammiccanti vallette danno al pubblico lezioni di ballo, di ammiccamento languido e di accavallamento acrobatico cosce in qualsiasi momento della giornata.
Ricordo con nostalgia i tempi in cui facevo tardi la sera per guardare "Colpo grosso" e vedere, se la serata andava nel giusto verso, un seno semiscoperto e un gluteo ballonzolante e comprendo la lungimiranza degli autori televisivi che, per evitare che i ragazzi facciamo tardi davanti la tv, hanno spostato tutto quello che "Colpo grosso" poteva offrire nell'arco della giornata. L'educazione dei ragazzi sta sempre al primo posto.
Accanto a questo fenomeno un altro mi lascia perplesso: mi ringraziano tutti. Non so quale sia il mio merito ma ogni volta mi sento dire grazie per aver fatto vincere la serata "Auditel" a qualcuno. Ma c'entro davvero in questo successo? Che i due fenomeni siano collegati?
Vediamo un po' il funzionamento di Auditel per scoprire come sia stato possibile per la televisione trasformarsi da finestra (sul mondo) a vetrina.
è tutta una questione di pubblicità; una volta c'era il carosello, al termine delle trasmissioni della Rai chi lo voleva (e molti lo volevano) poteva assistere ai piccoli sceneggiati che reclamizzavano prodotti commerciali. Con la nascita della televisione commerciale e con la conseguente messa a disposizione di spazi pubblicitari in diverse fasce orarie e all'interno di differenti programmi, nasce l'esigenza di stabilire un metro di valutazione per i compensi che coloro che acquistano gli spazi devono pagare. è come per l'acquisto di una casa, il prezzo al metro quadro varia a seconda di determinate variabili: una casa vista molo a Portofino ha un prezzo sensibilmente diverso da quella collocata alla periferia di Catanzaro. Gli spazi arrivano talmente tanto che sono nati gli spot, veloci e incisivi come uno spot (un tipo di lampada) usati al cinema, se te la punti dritto agli occhi la accendi e spegni per un secondo resti abbagliato per almeno mezzo minuto, veramente un nome azzeccato, occorre riconoscerlo.
Il metro per stabilire il valore dei vari spazi pubblicitari è l'Auditel. Nato come strumento per misurare orientativamente l'ascolto dei vari programmi per poter differenziare il prezzo degli spazi pubblicitari a seconda delle fasce di maggiore o minore visibilità, è divenuto il nume tutelare della produzione televisiva, in nome dell'Auditel ogni cosa è permessa, l'Auditel giustifica tutto e tutti sono perdonati se agiscono in suo nome. Una velocissima e brillante carriera da mezzo a fine. Una cosa mi sfugge ancora però, è un legame che inconsciamente (ma nemmeno troppo) è fatto passare sotto ogni genuflessione al numero di telespettatori che ogni giorno inchioda gli estri e le velleità dei professionisti della tv. Quando si parla di Auditel si parla di concorrenza, di democrazia, la televisione si viene a basare su ciò che il cittadino chiede, su ciò che il cittadino mostra di preferire attraverso i programmi che segue.
Ma è veramente così? Sono rappresentato io dall'Auditel? Posso spendere veramente il mio voto attraverso il telecomando?
Indaghiamo, indaghiamo.
L'Auditel funziona a campione, ci sono poco più di 5.000 famiglie che hanno istallato sul loro televisore domestico (anche su più di uno se ne hanno) un meter, lo strumento di rilevazione vero e proprio. Ogni membro della famiglia ha un telecomando attraverso il quale è possibile registrare i gusti dell'intera famiglia, differenziando le fasce d'età. Le famiglie che istallano il meter vengono contattate dalle società (con 9 rifiuti su 10, quindi credo sia difficile riuscire a reperire un campione veramente rappresentativo della società nel suo complesso) e ricevono in cambio un "regalino". Già la cosa comincia a puzzare di bruciaticcio, innanzi tutto mi chiedo come si possano considerare persone reperite tra il 10% della popolazione (quello che accetta tra i 9 che attaccano il telefono) quale campione rappresentativo del totale, ma mi viene in mente un paragone.
Dunque, stabiliamo in 22 milioni il numero di famiglie italiane (non lo stabilisco io, sono i dati dei censimenti Istat), di queste il 96,4% possiede un televisore (sempre dati Istat), arriviamo ad avere 21.208.000 nuclei famigliari con televisore, diciamo 21 milioni per comodità.
Su un totale di 21.000.000 famiglie con televisore ce ne sono 5.000 che fanno da campione per Auditel, niente male, una rappresentanza di ben 0,0238%, veramente molto interessante la faccenda!!
Siccome a me piacciono gli esempi ne azzardo uno, alle ultime elezioni ci sono stati (circa) 38.000.000, il numero dei comuni italiani è (circa) 8100, facendo una proporzione si ottiene che, invece di stare a contare tutte le schede una per una, se estraggo 1 scheda per ogni comune e su quelle mi baso per determinare il risultato totale delle elezioni ho una rappresentanza dello 0,0213%, una percentuale molto simile (basterebbe estrarre 2 schede per ogni comune per far cadere ogni confronto). Come è possibile sentirsi rappresentati da una scheda (o 2) per ogni comune? Come è possibile, numeri a parte, creare una base che sia statisticamente rispondente all'intera collettività se i rifiuti sono 9 su 10 e se uno dei criteri fondamentali è il fatto che il televisore è visto dalle persone della famiglia scelta per diverse ore al giorno? Nel momento in cui si scelgono persone che in media stanno davanti alla tv per 3 o 4 ore al giorno automaticamente si esclude una parte importante della popolazione che non sarà mai rappresentata, pur seguendo alcuni programmi televisivi. Un dilemma irrisolvibile. A questo punto non posso fare altro che chiedermi, ma non è forse meglio "auditelizzare" tutto? è tutto più semplice, altro che contare una per una tutte le schede bianche...sai che fatica, meglio allora guardasi qualcosa alla tv, tra una pubblicità e l'altra...