Esopo, “L’avaro”:
Un avaro aveva liquidato tutto il suo patrimonio e l’aveva convertito in una verga d’oro; poi l’aveva sotterrato in un certo luogo, sotterrandoci insieme la sua vita e il suo cuore, e tutti i giorni andava a farci un’ispezione. Un operaio lo tenne d’occhio, subodorando la verità, andò a scavare e si portò via la verga. Dopo un po’ arrivò anche l’avaro e, trovando la sua buca vuota, cominciò a piangere e a strapparsi i capelli. Ma un tale, che l’aveva visto lamentarsi
In poche righe Esopo (VI sec. A.C.) fotografa la vita, “i viandanti e la scure”:
Due uomini facevano viaggio assieme. Uno trovò una scure. "Abbiamo trovato una scure", disse l'altro; ma il primo lo ammonì che non doveva dire "abbiamo", bensì "hai trovato". Dopo un po' furono raggiunti da coloro che avevano perduto la scure e quello che l'aveva presa, vedendo che gli correvano dietro disse al compagno: "Siamo fritti". "No, devi dire "sono fritto". Quando l'hai trovata non hai mica fatto a metà con me" gli osservò l'altro.
Esopo, da grande osservatore dell’animo umano quale è, traccia con segno rapido e veloce una caratteristica dell’animo umano