Hai cantato d'estate? balla quindi d'inverno! La vera storia della "porta in faccia" più famosa del mondo
Chi di noi non ricorda la favola della cicala e della formica? Da millenni (già i ragazzi dell'antica Grecia la conoscevano) è la storia più semplice ed edificante per mostrare quanto sia importante industriarsi per il proprio futuro anche se il presente ci permette di menar vita piacevole e spensierata. Certo se proprio vogliamo essere pignoli, la favoletta poco si sposa con ciò che ci si insegna sulla pietà e la carità, ma ad una favola per fanciulli poco si domanda, si è indulgenti se qualcosa è mal celato e il sorriso di un bimbo che snocciola d'un fiato una filastrocca ci fa morire ogni replica in bocca. Ma come dice (e come canta) don Basilio, "la calunnia è un venticello,/ un'auretta assai gentile/ che insensibile, sottile,/ leggermente, dolcemente,/ incomincia a sussurrar". La calunnia è una brezza pungente, è una leggera e innocente filastrocca che vuol parlare di uomini parlando di animali, ma chi ne fa le spese? Chi da millenni ha su di se la pesante nomea di incorreggibile sfaticata e perdigiorno? Non che se ne faccia un cruccio, ma la cicala certamente ha visto la sua reputazione frantumata per secoli e secoli; non la vedremo mai chiedere alla formica (o al favolista che per primo ha introdotto questi piccoli personaggi in una storia antica quanto il mondo, antica quanto l'egoismo) conto dello scadimento della propria immagine e della propria integrità morale.
Avvocato difensore che, grazie alla sua profonda conoscenza dell'argomento e alla sua meravigliosa penna, porta finalmente davanti al tribunale della verità la causa della cicala contro la formica, è Jean Henri Fabre (1823 - 1915), grande entomologo, osservatore inimitabile e stupefatto del mondo degli insetti. Comincia la causa, davanti al giudice (che possiamo ben far coincidere con il giudizio dei posteri) viene presentata con appassionata partecipazione la storia della cicala, dalla sua apparizione dal buio della terra fino ai suoi ultimi giorni. Il processo dura tre giorni, il numero giusto per permettere alla reputazione della povera bestiole di resuscitare.
PRIMO GIORNO
La cicala, o per meglio dire la larva della cicala, esce dalla terra per completare all'aperto la sua metamorfosi. Siamo nel periodo del solstizio d'estate e, ben provviste di strumenti per scavare, le larve possono farsi strada anche attraverso la terra più dura indurita dal sole o addirittura, se sono proprio sfortunate, nel tufo. Le larve fuoriescono da forellini di circa 2 centimetri di diametro e da questa finestra controllano se le condizioni meteorologiche sono favorevoli alla metamorfosi, pronte a ritrarsi sul fondo della galleria in caso contrario. Fabre da una notizia che fa bisbigliare l'aula: la larva della cicala resta sottoterra per quattro anni, passando da radice a radice per procurarsi il necessario al suo sostentamento. Una volta uscita dalla galleria essa cerca un sostegno aereo (un ramo, un piccolo arbusto, etc) e ci si attacca, dopo poco tempo ecco che cala la maschera ed esce dall'involucro che la conteneva. Un bagno si sole è quello che occorre per ottenere colore e forza che caratterizzano l'insetto maturo. Il giudice sbatte il suo martelletto e toglie la seduta odierna, Fabre passa davanti al banco della giuria e sottovoce accenna alle proprietà terapeutiche che alla cicala vengono riconosciute in tantissime storie contadine. Ai giurati brillano gli occhi, la cicala esce cantando gioiosa.
SECONDO GIORNO
Che dire del famoso canto della cicala, dove nasconde la cicala il suo musicale (e tanto spesso così irritante) strumento? Non dalle zampe, non dal le antenne, non dal la bocca, allora da dove viene il proverbiale cicaleccio? Esaminiamo la differenza tra il maschio e la femmina, cos'è ha il maschio che gli permette di emettere suono? La femmina, che non può cantare, non possiede, alla base del petto una cavità con degli "specchi" e all'interno una specie di cassa armonica, che stia lì il segreto del canto? No, lo strumento è nascosto altrove, è sotto l'attaccatura delle ali, in una cavità molto più nascosta e protetta, è una membrana bianca e dura che poi fa rimbombare il suono nell'ingannevole cassa armonica che prima aveva attratto l'attenzione d ella giuria. Grazie a questa disposizione organica il canto della cicala può essere quell'inno alla vita (perché non è un richiamo d'amore) che fa da cornice alle calde giornate estive. Due o tre settimane dopo l'uscita dalla terra per la nostra cicala è arrivato il momento di deporre le uova. Dopo aver cercato un ramo secco abbastanza solido inizia il lungo lavoro di intaglio e deposito delle uova. Vengono fatti, tutti obliquamente, trenta o quaranta intagli e in ognuno di essi vengono deposte circa 10 uova. Dopo essersi difesa dagli attacchi del passero (ghiottissimo di cicale), della cavalletta verde, e dai fastidi che i moscerini nella loro temerità sferrano, il nostro piccolo animaletto può dormire sonni tranquilli. Una volta schiuse le uova le larve primarie cominciano la loro discesa a terra e ricomincia il ciclo che le vedrà per 4 anni al buio e all'umido nel mondo sotterraneo.
TERZO GIORNO
Gli imputati sono a diretto confronto, dopo aver raccontato le peripezie della cicala occorre esporre i fatti e le prove per poter accordare alla parte lesa un congruo risarcimento danni.
Per prima cosa è sfatato il mito secondo il quale la cicala vada a domandare aiuto alla formica nei momenti di carestia, avviene anzi il contrario. Nelle assolate giornate estive, quando gli insetti volano riarsi dal sole in cerca di ristoro, la cicala se ne sta imperturbabile sul suo ramo provvista dello strumento adatto a non patire mai la sete. Il suo rostro, sottilissimo, si conficca facilmente nelle profondità (se qualche millimetro può essere considerato profondità) della pianta e permette alla cicala di succhiare il liquido ristoratore senza fatica. Attorno ad essa si affollano una massa di insetti ed animali, essi approfittano delle gocce che fuoriescono dalla fessura di succhiaggio, tentano di farsi posto o di scivolare sotto il ventre dell'animale per mangiare, non invitati, alla sua mensa. Tra le più ostinate bestiole alla ricerca di liquidi troviamo proprio le formiche che con incessante petulanza afferrano il rostro e lo scuotono tentando di farne fuoriuscire qualcosa e, nella loro opera assalitoria finiscono per far allontanare l'animale che lancia su di loro uno schizzo d'urina . Le formiche poco si curano di questo supremo gesto di disprezzo, si beano della loro nuova condizione di proprietarie della preziosa fonte. Ma la prova schiacciante che renderà tutto questo processo praticamente inutile, è il fatto che dopo cinque o sei settimane dal momento in cui la cicala esce dalla terra, muore. Non esiste nessuna cicala in inverno, essa muore alla fine dell'estate e il suo corpo resta a seccarsi all'ultimo sole di agosto. Ma manca ancora un fatto, il corpo non resta per molto al sole, proprio le formiche ne fanno banchetto, lo sezionano e lo trasportano nella loro tana. Oltre ad esser stata sfruttata da viva, anche da defunta la cicala fornisce alle formiche lauto pasto. Signori della corte (e del cortile), Fabre ha finito il suo racconto, il giudizio è immediato, la formica è condannata alla vita di sempre, ma almeno non potrà più vantarsi per meriti che non ha. La cicala potrà cantare liberamente al sole la sua ritrovata rispettabilità, cantare di gioia per un'esistenza di poche settimane che racchiude in sé il grande segreto della vita, baciata dal sole e dalla terra.
La vita media va allungandosi, è vero?
Ormai è un dato certo che in tempi passati gli uomini se la passavano molto male, oltre a vedersi in bianco e nero fino almeno all'avvento del Technicolor negli anni '30, a non aver esportato il "fumo di Londra" anche nella più sperduta cittadina di provincia, gli uomini avevano un'aspettativa di vita che arrivava ad un'età che oggi è quella in cui un laureato spera di trovare un lavoro serio: 40 anni.
Certamente grossi progressi sono stati fatti ed è innegabile che le generazioni attuali, per quello che riguarda la salute, se la passano molto meglio di quanto se la passassero i loro avi nel Medioevo, nell'antica Roma o anche nell'Europa di un secolo fa. Tanto per fare una verifica a campione prendo la mia enciclopedia di storia, vado in ordine alfabetico scegliendo solamente quelli nati prima del 1800 finché non sopraggiunge il primo sbadiglio. Calcolatrice alla mano:
Abbas I il Grande (1557-1629) 72 anni mmmm longevo;
Abbas, Ferhat (1899-1985) 86 anni però!;
Abbas Hilmi II (1874-1944) 70 anni hai capito 'sti Abbas!;
'Abd al-Aziz ibn al-Hasan (1878-1943) 65 anni eh se fosse morto giovane questo, tutto inchiostro sprecato all'anagrafe con quel nome;
'Abd al-Aziz III ibn Saud (1887-1953) 66 anni stesso discorso di inchiostro;
'Abd al-Rahman I (731-788) 57 anni già si comincia a ragionare;
'Abd al Rahman III (889-961) 72 anni manca Rahman II...ha vissuto lui per tutti e 2;
Abd el-Keder (1807-1883) 76 anni avrebbe già creato imbarazzo alla previdenza italiana;
Abd el-Krim (1882-1963) 81 anni già sull'ultima fila del tabellone della tombola..;
Abdulhamit II (1842-1918) 76 anni comincio ad avere qualche dubbio;
Abdullah ('Abn Allah ibn al-Husayn) (1882-1951) 69 anni mumble mumble;
Abdulmegit I (1823-1861) 38 anni finalmente uno che sta nella media!;
Abelardo, Pietro (1079-1142) 63 anni beh, il 50% della vita media, riportato ad oggi sarebbe come vivere fino a 160 anni...niente male;
Aberdeen, George (1784-1860) 76 anni anche questo si difende bene;
Abramo non pervenuto, la Bibbia dice 175 anni ma meglio prendere il dato con cautela;
Abu Bakr (570-634) 64 anni qualcosa comincia a puzzare;
Passiamo alla lettera B, sempre in rigoroso ordine alfabetico senza scartare nessuno:
Babeuf, François-Noël (1760-1797) 37 anni non proprio di morte naturale;
Bach, Alexander von (1813-1893) 80 anni;
Baden-Powell, Robert (1857-1941) 84 anni;
Badoglio, Pietro (1871-1956) 85 anni;
Forse sto sbagliando criterio, ora provo a non selezionare più quelli che sono nati prima del 1900 ma prendo come data ultima di nascita il 1500, vediamo che cosa succede. Parto però dalla fine, vediamo un po':
Zwingli, Huldrych (1484-1531) 47 anni ecco, già va meglio, anche se fu ucciso;
Wycliffe, John (1320-1384) 64 anni mannaggia, non ci siamo, riportato ad oggi sarebbe un 170enne;
Wolsey, Thomas (1478-1530) 52 anni questo può andare;
Wallace, William (1274-1305) 31 questo non vale, Braveheart l'abbiamo visto tutti!;
Vitellio (12-69) 57 insomma;
Visconti, Ottone (1207-1295) 88 anni più di Mike Bongiorno;
Visconti, Matteo I (1250-1322) 72 anni questi Visconti, altro che dimezzati...sono raddoppiati d'età;
Villani, Giovanni (1280-1348) 68 anni no no, non ci siamo proprio;
Vespucci, Amerigo (1454-1512) 58 anni;
Vespasiano, Tito Flavio (9-79) 70 anni.
Forse sto sbagliando ancora, allungo una mano e prendo il primo volume del mio manuale di filosofia, spero di essere più fortunato:
Vediamo quelli nati prima di Cristo
Talete (640 ca. - 546 ca.) 94 anni mmmm....nemmeno al lotto lo posso giocare;
Anassimandro (610 ca - 547) 63 anni diamo al "circa" un valore molto, molto, ampio;
Anassimene (585/80 - 528/4) 57 anni sempre indeterminato ma sempre troppo, sto cominciando a perdere la pazienza;
Senofane (571/65 - 475) 96/90 anni ma come sono fatti questi libri??;
Pitagora (570-490 ca.) 80 ca. questo "circa" però sta diventando importuno;
Eraclito (520-460) 60 anni uffa;
Parmenide (520-440) 80anni ariuffa;
Zenone (non si sa) meglio così, visto l'andazzo;
Democrito (460/57 - 370) 87/90 anni ecchecavolo!
No no basta, deve esserci qualcosa che non quadra. Possibile una media fatta su questa persona porti a un'ottantina d'anni? Qui le cose sono due:
O in realtà la media cala in maniera drastica se inseriamo le numerosissime morti durante l'infanzia e l'adolescenza, in quel caso allora non si può più parlare di allungamento della vita ma di miglioramento delle condizione sanitarie ed igieniche che portano ad una diminuzione del tasso di mortalità infantile e adolescenziale;
Oppure la durata della vita è legata all'appartenenza a classi sociali. Quindi se i re, i generali, gli storici e i filosofi, quelli cioè che sono ricordati dai posteri (e inseriti nelle mie enciclopedie), vivono fino a 80 anni, occorre qualcuno che compensi la media e muoia a 30, questi ovviamente sarebbero i derelitti che vivono solo il loro presente senza il beneficio del ricordo delle future generazioni. In questo caso l'allungamento della vita dovrebbe dipendere da un miglioramento della vita per la fascia di popolazione che è quella veramente attiva, i lavoratori della terra, quelli dell'industria (da quando è nata), gli artigiani, i mercanti etc.
Non so per quale delle due vie propendere, magari ce n'è una terza, oppure ancora le generazioni passate vivono in mezzo a noi e la durata della vita non è mai cambiata perché non è mai finita.
Mi fa male la testa...ho 29 anni...guardando la lista dovrei poter stare tranquillo....ma io non sono inserito in nessun libro....vado a prendere un'aspirina.