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domenica, 02 dicembre 2007, ore 16:20
scarabocchiato da Rolando in religione

Dell'altro ieri è la lettera enciclica Spe Salvi (Nella fede siamo stati salvati) di Benedetto XVI, una lettera sul significato della fede e della speranza per la vita dell’uomo.
Attraverso diverse citazioni, bibliche e non, il papa fonda la propria analisi sui concetti di fede e speranza, virtù che vengono a coincidere con una certezza di ciò che aspetta l’uomo alla fine della propria vita e, come apprendiamo alla fine della lettera, il giorno del giudizio universale. Fede e speranza rimandano a qualcosa che deve ancora venire e che, nell’animo del credente, crea non solo un’aspettativa, ma anche un cambiamento radicale dello stile di vita. Fede e speranza, in un animo veramente credente, diventano certezza, non solo desiderio di qualcosa che potrebbe essere o non essere, la fede pone una pietra stabile di ciò che sarà il tempio di Dio che verrà, che si sa che dovrà venire. La speranza cristiana non è quella che noi comunemente intendiamo, non è un desiderio, un’aspirazione che può a volte finire in illusione, la speranza del cristiano è innervata dalla fede e si trasforma in assoluta certezza di ciò che sarà.

Il papa però mostra che questa certezza non riguarda solamente il futuro,

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venerdì, 16 novembre 2007, ore 14:17
scarabocchiato da Rolando in religione

Corruzione dell'umanità e punizione divina (Gn 6-8)

L’uomo si moltiplica sulla terra ed avviene una strana contaminazione: le figlie degli uomini (quelle più belle) vengono prese in spose dai “figli di Dio”. Sull’interpretazione di questo passo se ne sono scritte molte: sono angeli? Sono demoni? Sono uomini potenti? Sono uomini santi?
Non volendo, e non potendo, addentrarsi in questioni così specifiche (anche perché non se ne verrebbe comunque a capo) sceglierò l’ipotesi che più mi piace facendo, come al solito, solamente considerazioni di senso comune sulla questione.


Se si trattasse di angeli o di demoni le figlie degli uomini avrebbero ben poca colpa per la caduta; inoltre, vista la centralità dell’uomo nel rapporto con Dio, appare strano che l’uomo di punto in bianco possa essere condannato nella sua totalità (non che dal Signore veterotestamentario sia impossibile attenderselo) a causa solamente di un comportamento che riguarda le femmine.


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lunedì, 09 aprile 2007, ore 10:42
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La nascita della società..(Gn 4,16)

 

Assassinato il fratello Abele, Caino si rifugia nel paese di Nôd. Nonostante la preferenza del Signore per una civiltà nomade, la sedentarietà ha la meglio e Caino inizia ad edificare una città, Enoch (dal nome di suo figlio). Ci viene presentata la genealogia di Caino (in verità molto simile a quella che ci si presenterà più tardi per Set), che si conclude con Lamec che rappresenta il punto massimo dell'iniquità. La critica è contro le città mesopotamiche che si sviluppano lontano dal culto di Dio, emblematico è il canto di Lamech:
 

"Ada e Sella udite la mia voce;

mogli di Lamec ascoltate il mio dire:

ho ucciso un uomo per una mia ferita

ed un giovane per una mia ammaccatura:

Caino sarà vendicato sette volte,

ma Lamec settanta sette"

 


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domenica, 18 febbraio 2007, ore 17:46
scarabocchiato da Rolando in religione

 


 

I figli di Adamo ed Eva lavorano e rendono grazie a Dio...

 

CAPITOLO 4

 

L'uomo in questo capitolo scopre una nuova differenza; dopo aver sperimentato la distanza tra lui e Dio e tra lui e gli animali, ora l'uomo si ritrova diverso anche da se stesso, da suo fratello, dal suo prossimo. Caino e Abele sono i figli di Adamo ed Eva, Caino è il maggior, coltivatore dei campi; Abele è pastore. La figura del pastore è tradizionalmente più vicina a Dio, il pastore è l'uomo senza patria, non radicato al suolo. Il coltivatore, tuttavia, continua l'opera che all'uomo era stata assegnata dal Creatore in Eden. Caino dovrebbe essere una sorta di capo famiglia, è lui il maggiore, ma assistiamo all'usuale scavalcamento biblico del diritto di primogenitura. Abele offre a Dio dei capi del suo bestiame e l'offerta è gradita, Caino offre a Dio i frutti raccolti dalla terra ma l'offerta non trova favore da parte del Creatore. Potrebbe essere tutto un complotto politico. Dio in questo modo verrebbe a guardare con favore coloro che nella moderna (di allora come di oggi) società sono sempre più emarginati; i pastori sono sempre più costretti in spazi esigui ed impervi per lasciare i migliori campi agli agricoltori e, in genere, ai sedentari (che su quei terreni ci costruiscono case e città).


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domenica, 04 febbraio 2007, ore 17:32
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L'uomo è unito alla donna, camminano liberi e felici nel giardino di Eden...

 

CAPITOLO 3

 

Dopo i primi capitoli in cui Dio è presente in ogni versetto, ora la vita scorre senza di Lui, il tragico momento della caduta avviene in assenza di Dio. Tra tutti gli animali ci viene presentato il serpente, la più astuta delle creature . Il serpente è un animale che colpisce la sensibilità degli ebrei per diversi aspetti.  Animale strisciante, vive sotto terra, in un attimo riesce a sparire negli anfratti del terreno mettendosi in salvo da ogni minaccia e rappresentando minaccia egli stesso per coloro che passano vicino alla sua tana. Nel periodo della muta lascia la pelle vecchia su qualche campo, questo dà un senso di immortalità, quasi fosse un animale che può rinnovare se stesso e ringiovanire in eterno. Il serpente riveste una grande importanza nel pantheon delle religioni orientali, queste rappresentavano grande attrazione per gli ebrei, erano un modo per poter concretizzare la fecondità di Dio in qualche segno concreto, senza lasciare la loro fede totalmente astratta. Il serpente è in pratica, agli occhi degli ebrei, una sorta di idolo (e non è un caso che il peccato starà proprio nel voler diventare come Dio, nella conoscenza del bene e del male). 

Il serpente, da buon tentatore dialoga con la donna, le chiede se sia vero che il Signore ha proibito a lei e all'uomo di mangiare da ogni albero del giardino (esagerato!!).


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sabato, 20 gennaio 2007, ore 22:54
scarabocchiato da Rolando in religione

Lettura e commento della Bibbia (seconda puntata)

 

Avevamo lasciato l'uomo nel tempio del sabato, mentre Dio si riposa nella fonte sacerdotale, inizia la fonte jahvista, più antica e concreta...

 

Il versetto di Genesi 1,4a fa ancora parte della tradizione sacerdotale. Il successivo (Gen. 1,4b) è di fonte jahvista, più antica. La differenza salta subito agli occhi: mentre il primo parla di "cieli e la terra" il secondo ci illustra come siano stati creati "la terra e il cielo". L'interesse è più terreno, più concreto, non siamo davanti ad una spiegazione intellettuale ma ad un racconto molto più materiale. La terra, dopo essere stata creata, era deserta e brulla. Non era  vivificata né dall'alto (con la pioggia) né dal basso (con il lavoro umano). Così Dio crea l'uomo dalla terra, lo modella dalla polvere e spira in lui un soffio vivificante. L'uomo è vivo. La sua vita gli viene da Dio, la materia dalla quale è stato tratto è povera e inanimata. Ci sono diverse possibili letture, tra le altre quella che vede "l'uomo fatto dalla polvere", oppure quella che più recisamente legge "fece l'uomo polvere", molto più suggestiva anche per gli sviluppi che avrà la concezione del corpo nella filosofia pagana e cristiana. Per l'uomo Dio pianta un giardino in cui spuntano tantissimi alberi (e si può immaginare quale simbolo sia l'albero per un popolo abituato al deserto), al centro del giardino c'è l'albero della vita. In un punto imprecisato (in alcune traduzioni) spunta l'albero della conoscenza del bene e del male. Il mondo di Eden è perfetto e ordinato, ci sono 4 fiumi che delimitano la zona (2 sono il Tigri e L'Eufrate, 2 sono sconosciuti, comunque è il modello di un mondo ideale quale i contemporanei se lo figuravano, se non vogliamo leggerci una profezia della croce, che è costituita da 4 bracci che partono da un centro). L'uomo è posto nel giardino per coltivarlo e custodirlo. Ora Dio dà un comandamento all'uomo, pur permettendogli di mangiare di tutti gli alberi del giardino, dovrà astenersi dal mangiare del frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male, altrimenti morirà. L'albero è un elemento ricco di carattere simbolico, si nutre dell'acqua che attinge dalla terra e si spinge verso il cielo, è un essere in eterna tensione verso l'alto e costituisce una sorta di ponte tra il cielo e la terra. L'albero della conoscenza può essere inteso in almeno due modi secondo me: da una parte lo si può intendere come un essere miracoloso in grado di aprire gli occhi e la mente a coloro che ne mangiano il frutto; dall'altra può essere solo un elemento simbolico che vuole porre in Dio la determinazione della morale. In questo secondo caso l'albero non ha nessuna proprietà particolare (un antenato dell'effetto placebo), ciò che diventa fondamentale è il precetto emanato da Dio. Proibendo all'uomo di mangiare del frutto dell'albero, Dio ha delimitato il territorio della moralità, ha stabilito egli stesso il confine tra il bene e il male: l'uomo mangiando del frutto proibito non viene a conoscere magicamente ciò che prima non conosceva. Il morso alla mela (se mela era) è il rifiuto della morale che Dio ha stabilito, è conoscenza del bene e del male in quanto rifiuto di quello che il Creatore ha stabilito, è la sostituzione al giudizio divino che l'uomo vuole fare da sé. è questo il germe del peccato. ma procediamo per ordine, ancora nessun peccato è stato commesso, siamo ancora immersi nella paradisiaca frescura verdeggiante di Eden. L'uomo non è un animale solitario, Dio se ne accorge e cerca di provvedere. Vengono creati tutti gli animali e Adamo (l'uomo, ma anche l'umanità) ha il privilegio di nominarli; Dio crea e l'uomo chiama. Il nome in ebraico ha una fondamentale importanza, esprime l'essenza della persona (non a caso il nome di Dio, espresso dal tetragramma JHWH, era impronunciabile). L'uomo però non riesce a trovare un essere simile a lui, non si riesce a specchiare negli occhi di nessun animale finora creato. Occorre dormirci sopra. Dio fa cadere l'uomo in un sonno profondo, estrae da lui una costola e modella con la sua carne la donna. La donna è l'unico essere creato da un altro vivente, non è creata dalla polvere e, unica ad essere tratta dalla vita, è in grado di produrre vita nel suo seno. Adamo riconosce in lei una parte di sé stesso, davanti a lei non è più solo. La nomina e la lega indissolubilmente a lui; il nome della donna sarà isshah, il femminile di ish, che significa uomo. Il nome della donna, quindi, la lega all'uomo. è come se fossero l'uomo e la "uoma", l'inglese può mostrare meglio la relazione, con man e woman. La presentazione della donna all'uomo segue una sorta di rito matrimoniale, Dio la conduce dall'uomo  in modo che la potesse riconoscere; la accompagna come un padre fa con la figlia all'altare. La donna è legata all'uomo sia da Dio (che l'ha creata) sia dall'uomo stesso (che l'ha nominata e ha posto nel suo nome la derivazione dal suo compagno). In questa condizione primordiale non esiste nulla di cattivo, il male non esiste. L'autore biblico spiega con lo speciale rapporto dell'uomo e della donna, il motivo per cui l'uomo si separa dalla famiglia per seguire la donna e vivere con lei; ancora però non esiste nessun padre se non Dio e nessuna Madre (se non la terra, ma sarebbe troppo pagano dirlo). Nella loro unione, uomo e donna divengono una cosa sola. Sta nascendo una nuova società, una società che si determinerà da sé; ci si prepara alla caduta...

 


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sabato, 06 gennaio 2007, ore 21:01
scarabocchiato da Rolando in religione

Lettura e commento della Bibbia (prima puntata)

 Un faraonico e velleitario progetto destinato sicuramente a naufragare sulle pendici dell'Ararat sotto un diluvio di critiche. Con biblica pazienza mi accingo a leggere e commentare il Sacro Testo, sperando di non arrivare all'età di Matusalemme (che pure perì nel diluvio) e di non contribuire solo a far crescere zizzania...

Capitolo 1 Creazione 


I primi versetti della Bibbia (fino a Gen. 2,4a) appartengono alla tradizione sacerdotale (contrassegnata con la lettera P, Priester, credo, in tedesco). Le tradizioni bibliche sono 4:

  • eloista (E, nasce nel regno del sud è nomina Dio come Eloim, resa nelle traduzioni italiane con “Dio”)

  • jahvista (J, nasce nel regno del nord e contiene il sacro tetragramma JHWH, reso con la parola “Signore”)

  • deuteronomista (D, una fonte giuridica fino alla deportazione in Babilonia)

  • sacerdotale (P, che da ordine alle altre fonti, è la più recente).

Poi ovviamente ci sono commistioni tra le varie tradizioni e troviamo passi che sono di difficile collocazione oppure troviamo traduzioni che per alcuni passi recano “Signore Dio”, segno di commistione e complessità ulteriore.
La stesura dei primi capitoli di Genesi si colloca in un periodo relativamente recente (400-300 a.C.), i sacerdoti che scrivono il testo dando una chiave di lettura della creazione modellata sulla settimana liturgica, è il simbolo che lega la religione ebraica (nel suo culto liturgico) all'origine del mondo e alla volontà del suo Creatore. Ci sono elementi mutuati dalla tradizione orientale, che rimandano e criticano le concezioni religiose dei popoli del vicino oriente.

Gli ebrei non si ponevano il problema della creazione dal nulla, la prima frase ("Nel principio Dio Creò il cielo e la terra” non è da intendersi in senso letterale (si tende, anzi a vederla come un titolo più che un versetto; suonerebbe così “Del principio con cui Dio creò il cielo e la terra”, in perfetto accordo con le intenzioni sacerdotali che volevano mostrare la logica del disegno divino).

“La Terra era deserta e disadorna”, la probabile polemica è con le tradizioni orientali della dea madre, che si presenta nuda (deserta) e senza ornamenti che possano attrarre a lei. Dio provvede a ornarla, non dopo aver compiuto la sua opera di separazione. Lo spirito (non lo Spirito Santo) di Dio aleggia sulle acque, questo può venir visto come presenza di Dio sulle acque (che sono la fonte della vita) oppure come un vento (la radice è la medesima) che spira durante la creazione. C'è chi vede in questa frase un riferimento all'ibis sacro degli egizi, sempre per voler riconoscere rimandi a tradizioni non ebraiche. Inizia l'opera di creazione vera e propria, Dio creda in un modo completamente diverso dagli dei delle altre tradizioni, il veicolo della sua opera è la parola. Non crea dalla materia ma dalla parola, la parola è un cercare contatto con qualcosa, un chiamare, Dio entra in relazione con il mondo chiamando ciò che desidera vivificare. È quel nominare le cose che poi passerà all'uomo nel paradiso terrestre. Ogni cosa che Dio chiama (crea) è buona davanti a lui. Dio crea con la parola così come fanno i poeti, lo fa senza la fatica:


1.Crea la luce e la separa dalle tenebre, innesca il procedere del tempo;
2.Separa le acque superiori da quelle inferiori ponendo tra di loro il firmamento delle stelle;
3.Separa le acque dalla terraferma e crea la vegetazione;
4.Crea gli astri nel firmamento del cielo, con la creazione del Sole e della Luna si crea il calendario, si dà significato allo scorrere del tempo;
5.Creazione degli animali del mare e del cielo;
6.Creazione degli animali terrestri e dell'uomo.

Dio durante la creazione non parla se non per creare, l'unica creatura a cui rivolge la parola è l'uomo (Gen. 1,29), con lui quindi instaura un rapporto speciale. Sarà lui che dovrà “dominare” (che ha il significato di custodire) la terra e gli altri essere del creato. L'uomo appena creato è vegetariano, può cibarsi di alberi e piante. Qui sembrerebbe che il lavoro di Dio sia terminato, ha fatto quello che voleva/doveva fare (il “doveva” è d'obbligo visto che, trattandosi di una spiegazione umana della creazione, Dio non poteva far altro che creare ciò che avevano in testa gli uomini che stavano scrivendo il testo). In realtà ancora il lavoro di Dio non è completo, si completerà nel secondo capitolo.

Capitolo 2. Origine del sabato


Il settimo giorno Dio si astiene dal lavoro. Si potrebbe pensare quindi che la creazione sia stata fatta in sei giorni, ma non è così. Dio termina realmente il suo lavoro solamente con il riposo, crea un giorno in cui il tempo si ferma. La nostra mentalità pone sempre l'accento su ciò che viene prodotto e tiene conto solamente dei momenti produttivi. In questo caso il concetto è bellissimo, l'opera è compiuta solamente nel momento in cui chi la compie si volta a contemplarla. Dio benedice il sabato, il settimo giorno diventa ciò verso cui tutti gli altri giorni tendono. L'uomo, creato nell'imperfezione del sesto giorno (il 6 è un numero imperfetto perché manca di 1 per poter creare il numero perfetto per gli ebrei: il 7) tende verso il settimo giorno. Il sabato è na sorta di tempio all'interno del tempo, come esiste un tempio materiale in cui l'uomo prega Dio, così il sabato costituisce il “tempio del tempo” che fa sperimentare all'uomo, ogni settimana, la beatitudine di quello che sarà il riposo eterno, il superamento delle fatiche del mondo terreno. La prossima puntata, che non so quando avrò tempo di scrivere, vedrà protagonista il paradiso terreste....


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domenica, 31 dicembre 2006, ore 19:54
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Di anno in anno, la diritta ma circolare storia verso la salvezza

Rispetto alle religioni più antiche il Cristianesimo porta con sé una concezione del tutto nuova di tempo. Alle concezioni temporali cicliche, continuamente in movimento e rinnovamento la religione cristiana introduce nella storia un atto unico ed altamente significativo che viene a cambiare il significato della stessa. La venuta di Cristo dà nuovo significato alla vita dell'uomo ed apre un nuovo libro su cui è scritta la via per la salvezza di ogni uomo. La venuta di Cristo, quindi, toglie ogni piega alla storia per indirizzarla ad un fine preciso, ad un evento ultimo, il ritorno del Cristo e la sua definitiva vittoria sulle forze del male. La storia quindi diviene lineare, segnata nel suo inizio e nella sua fine (ancora lasciata indeterminata), un binario (su cui bene e male, il grano e la zizzania, crescono assieme) che si concluderà nella stazione ultima della salvezza.

Non tutto però segue questa linea, anche all'interno della concezione cristiana persiste una ciclicità, un continuo (che non è più eterno perché avrà una fine) ritorno delle cose, una via suggestiva e panoramica che porta al compimento della storia: il calendario.

La liturgia cristiana è lo strumento che la Chiesa ha per depositare nell'uomo le tracce di quel ricordo e di quella fede che poi sarà discrimine per essere salvati nell'ultimo giorno.

Nei primi secoli dell'era cristiana il calendario era scandito dal ciclico ricordo della creazione, ogni settimana era il riflesso della divina potenza creatrice, con i sei giorni di opera e il settimo di riposo . è interessante fare una breve parentesi sul settimo giorno. Il Sabato ebraico è il giorno del riposo, è il giorno in cui Dio si riposa dopo l'opera che ha creato; vivere il Sabato quale riflesso del settimo giorno della creazione pone l'uomo in contatto con Dio, creatura e Creatore si incontrano nulla comunanza di un giorno in cui si sospende ogni attività. Il Sabato è il segno di ciò che sarà il mondo futuro, come l'uomo vive la settimana tendendo al riposo del sabato così tutta la storia tende al riposo e all'appagamento finale della fatica e dell'impegno del salvato. La Domenica invece nasce come giorno di ricordo della Resurrezione di Cristo, non più riflesso della creazione ma segno della presenza divina nella vita di ogni uomo del Cristo risorto dalla morte per salvare gli uomini. In alcune comunità cristiane venne celebrata accompagnata al Sabato, col quale creava una coppia indissolubile, venendo a saldare la prima creazione (quella dei sette giorni) con la seconda (la resurrezione di Cristo e il nascere del regno della salvezza, ancora da compiersi). Una legge di Costantino stabilì che il giorno della domenica, giorno del Signore (del Sole a quell'epoca), venisse santificato sia con la partecipazione all'eucaristia sia attraverso la cessazione del lavoro. In questo modo la prima e la seconda creazione di cui si è parlato poco fa venivano saldate, riposare la domenica significava riconoscere il giorno del Signore anche quale ricordo della creazione del mondo da parte del Padre.Il giorno della domenica ogni uomo è invitato a mensa con Cristo, saltare il pasto, rifiutare l'invito di Cristo al suo tavolo, significa separarsi dal Signore. Il giorno della domenica è il cardine del calendario cristiano (come stabilisce anche il Concilio Vaticano II), alla sua celebrazione si unì in un tempo di poco successivo, la celebrazione della Pasqua, in seguito si venne a sviluppare tutto il calendario cristiano come noi lo conosciamo.

Fatta questa breve (che è in realtà diventata piuttosto lunga) parentesi sul settimo giorno torniamo (e si apre di nuovo un ciclo) all'argomento del calendario.

Ogni anno (per contare solo le feste più importanti) i Magi vengono a onorare il bambino portandogli doni; Gesù digiuna per quaranta giorni poi entra in trionfo a Gerusalemme salutato con rametti di palma per essere poi crocifisso qualche giorno dopo; tre giorni dopo la crocifissione Cristo risorge e il giorno successivo l'Angelo annuncia l'evento  alle donne in visita al sepolcro; ogni anno il Signore ascende al cielo e la settimana successiva lo Spirito Santo scende sui discepoli sancendo il vero inizio dell'azione missionaria che porterà alla creazione della chiesa, la Pentecoste viene così a chiudere il ciclo pasquale; ogni anno si festeggiano i Santi della Chiesa, raggruppati tutti il primo giorno di novembre; ogni anno il ricordo dell'Immacolata concezione riporta i fedeli alla nascita di Maria concepita senza peccato originale; ogni anno Gesù nasce nel freddo di una capanna e Santo Stefano chiude le festività (quelle più importanti) ricordando il sacrificio del primo martire cristiano.

Ci troviamo quindi all'interno di un circolo, di un tempo che trova spazio nella memoria e che di anno in anno, ci propone il medesimo (e a detta della chiesa, vivificante) cammino verso la meta, è un andare avanti girando in tondo, un procedere che probabilmente è una delle prove che l'uomo deve superare per poter vedersi aprire le porte della beatitudine. Intanto giriamo..

 


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domenica, 31 dicembre 2006, ore 19:52
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Valentino: l'uomo che conosceva per nome i nonni (paterni) di Cristo

Lo gnosticismo cristiano è una filosofia estremamente affascinante, diffusa soprattutto nei primi secoli dell'era cristiana recupera e porta con se suggestioni che affondano le proprie radici in svariate religioni misteriche, ermetiche, magiche diffuse in Oriente e nel mondo mediorientale al tempo di Cristo e successivamente alla sua venuta. Lo gnosticismo è il primo tentativo di filosofia del Cristianesimo. Le tendenze sono numerose, spesso caotiche, non si possono ricondurre ad una unica linea di pensiero, una matrice riconoscibile è però il carattere conoscitivo ed elitario che ha la sapienza, quasi un illuminazione ad esclusivo appannaggio degli iniziati (questo affonda radici nelle tradizioni misteriche ed anche filosofiche legate , per esempio, al pitagorismo). All'interno di una concezione dualistica che separa nettamente spirito e materia, si vengono delineare i diversi mondi visti dai personaggi che della gnosi fanno parte. Senza riportare le complesse scale gerarchiche che ogni filosofo delinea mi soffermerò sulla figura di Valentino, probabilmente il più profondo ed eminente tra loro, sicuramente il più filosoficamente rilevante.

Entriamo nel mondo di Valentino (mondo di stampo emanazionista sotto suggestioni plotiniane):

All'origine di tutto c'è il Padre, Abisso (principio maschile), Abisso è amore ma l'amore non è tale se non si ha qualcuno da amare, per questo motivo c'è Silenzio (principio femminile). Questa coppia dà origine ad un'altra coppia di enti, Intelletto e Verità. Abbiamo così la prima tetrade, origine di tutto ciò che esiste:

 

Abisso              -            Silenzio

 

 

Intelletto          -              Verità

 

la coppia Intelletto e Verità genera una nuova coppia

 

Verbo               -                Vita

 

che generano

 

Uomo                -              Chiesa

 

Per uomo si intende l'essenza dell'uomo, non l'uomo particolare. Da Verbo nascono 10 eoni (emanazioni inferiori), la decade; da Chiesa ne nascono 12 (dodecade).

Ci ritroviamo così con una società di 30 esseri (il Pleroma), cioè i primi 8 (l'ogdoade primitiva) + 10 + 12. Questi 30 esseri simbolizzano i 30 anni di vita nascosta di Gesù Cristo.

Gli ultimi 2 membri della dodecade sono Volere e Sapienza. Sapienza cerca di scrutare Abisso ma solamente Intelletto ne è capace, essa si perderebbe se il Pleroma non fosse circondato da un limite (oros).

Sapienza, fecondata da Desiderio e non da Volere genera un figlio bastardo: Concupiscenza (Achamoth). Senza padre e una sorta di materia senza forma Concupiscenza viene espulsa dal Pleroma. Per evitare il ripetersi di questi errori Intelletto e verità generano un ultima coppia di eoni: Cristo e Spirito Santo. Il compito dell'ultima coppia di eoni è quello di insegnare agli altri ad amare e rispetta Abisso. Per disciplinare Concupiscenza, dal desiderio comune di tutti gli eoni nasce Gesù, egli purifica Concupiscenza dalle sue passioni. Il Demiurgo (il creatore del mondo quale lo conosciamo) resta laddove è Concupiscenza, separato dal Pleroma, egli si proclama Dio supremo e crea 3 specie di uomini

  • materiali: perduti e destinati a dissolversi;

  • psichici: hanno bisogno di essere riscattati;

  • pneumatici: salvi.

Per riscattare gli uomini psichici c'è il Redentore (che non è opera del solo Demiurgo). Gesù è andato dal Demiurgo nel momento del suo battesimo e non l'ha abbandonato fino al momento della sua passione, lasciando a soffrire e morire solamente il corpo materiale. Quando il Demiurgo cesserà di produrre concupiscenza entrerà nel Pleroma insieme a tutti gli altri eoni e con tutti gli uomini pneumatici. Anche gli uomini psichici a quel punto saranno salvati e tutto il resto perirà con la materia stessa. La gnosi quindi pone Jahvè non al posto più alto della gerarchia ma in un luogo subordinato, il male infatti è all'interno della creazione proprio per l'imperfezione del Creatore.

 

Volendo fare una chiosa leggera si potrebbe dire che, per quanto ci si possa sentire perfetti, c'è sempre qualcuno più in alto di noi, e anche se fossimo veramente perfetti, saremmo sull'orlo di un Abisso e un'unica consolazione ci rimarrebbe.... il Silenzio...

 


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